«Mentre accompagnavo alcuni visitatori nel quartiere ebraico, sono rimasto molto sorpreso nel vedere un’installazione alquanto inconsueta. Parlo dell’arco che affaccia su via La Giudea, definito comunemente di Morola, denominazione dovuta alla presenza dalla famiglia che dal 1700 risiedeva in loco». Come potete vedere nelle foto allegate l’accesso è stato interdetto da una cancellata ed una seconda cancellata, sembra stia per essere montata sul fianco dell’arco che costeggia il vicolo cieco dedicato a Gabriele Morola.
«Questi lavori meritano una doppia riflessione - ci scrive Andrea Moselli -, da una parte il dolore di vedere un angolo caratteristico, a mio personalissimo avviso, deturpato da un cancello. Parliamo di un doppio arco che poggia su murature medievali di case a schiera successivamente rifuse, un insieme architettonicamente molto interessante da osservare. D’altro canto non posso non comprendere le motivazioni che hanno portato a questa drastica scelta. Mi riferisco alla pesante situazione che grava sui residenti della zona».
«L’arco purtroppo è diventato un punto di ritrovo, quasi un rifugio a dir il vero di ragazzi che in parte nascosti e protetti, bivaccano in maniera spesso poco civile fino a notte fonda. Come ho spesso segnalato anche mediante la stampa, un’analoga situazione di costante degrado interessa l’arco di Porta Antica, fulcro delle nostre visite guidate ma nel pratico un vespasiano dove gli “animali teoricamente razionali” espletano i loro bisogni. Risultato? Un pessimo biglietto da visita e qualità della vita “discutibile” per i residenti. Vogliamo la città turistica e come sempre siamo i primi a non rispettarla. In effetti certe situazioni probabilmente si eliminano soltanto occludendo i passaggi o mettendo un piantone h24. Chi esce sconfitto da questi atti siamo soltanto noi».
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