È riuscito solo a metà il tentativo di fare mancare il numero legale, da parte della minoranza, nel corso del consiglio comunale chiamata ad approvare gli ultimi tre punti all'ordine del giorno della seduta di giovedì scorso. Infatti, sulla ratifica della delibera con cui la giunta ha approvato 30mila euro, con variazione di bilancio, per le manifestazioni del Natale tranese, l’opposizione è uscita dall'aula determinando un numero di 17 assenti e 16 presenti.
Tuttavia, trattandosi di seconda convocazione, il numero legale previsto in queste sedute è di un terzo dei consiglieri assegnati e, quindi, il provvedimento è stato regolarmente approvato con 15 voti favorevoli ed un astenuto. È un di fatto di fatto, peraltro, che per la prima volta la maggioranza abbia approvato un suo provvedimento con meno di 17 voti, il minimo della maggioranza relativa su un totale di 33 aventi diritto al voto.
Approvata anche la successiva ratifica, per un impegno di spesa di 5000 euro deliberato sempre dalla giunta, per il pagamento di cinque commissioni di concorso per l'assunzione, all’esito di avvisi di mobilità, di altrettante figure professionali all'interno della pianta organica comunale: in questo caso, 19 voti favorevoli, 5 astenuti ed un contrario.
La seduta si è chiusa con l'approvazione di una modifica al regolamento dell’Imu, passata con 17 voti favorevoli, 8 contrari ed un astenuto. La votazione è arrivata dopo una lunga sospensione, durante la quale il direttore di ragioneria, Grazia Marcucci, aveva formulato un parere non favorevole ad una richiesta di emendamento del capogruppo del Partito democratico, Mimmo De Laurentis, motivandolo con la decorrenza dei termini, giacché il bilancio preventivo ed i relativi assestamenti sono stati già approvati.
Lo stesso De Laurentis, a quel punto, tenuto conto di questo diniego, ha chiesto il ritiro del provvedimento, in quanto «se non è possibile apportare modifiche attraverso il recepimento di un emendamento, allo stesso modo non si sarebbe potuto neanche modificare il regolamento stesso».
Ha prevalso, seocndo quanto illustrato dal capogruppo del Pd, Maurizio Musci, la tesi secondo la quale la modifica apportata era semplicemente formale, e non sostanziale: una frase, insomma, e non certo qualcosa che potesse modificare il provvedimento dopo l'approvazione del bilancio.
