Il «Porcellum» è incostituzionale. Lo ha stabilito, al termine di una lunga camera di consiglio, la Corte costituzionale, dichiarando illegittimi sia il premio di maggioranza senza soglia, sia le liste bloccate, nella parte in cui non consentono all’elettore di esprimere una preferenza.
Le motivazioni del pronunciamento «saranno rese note con la pubblicazione della sentenza, che avrà luogo nelle prossime settimane e dalla quale dipende la decorrenza dei relativi effetti giuridici», rendono noto i giudici. «Resta fermo che il Parlamento - scrivono ancora - può sempre approvare nuove leggi elettorali, secondo le proprie scelte politiche, nel rispetto dei principi costituzionali».
Così, fra gli altri, riporta il Corriere della sera, lasciando intuire che il Parlamento in carico, quantunque non sia illegittimo, è politicamente delegittimato e, se volesse, il capo dello Stato potrebbe anche valutare un eventuale scioglimento delle Camere.
La pronuncia della Consulta non dovrebbe avere retroattività, ma potrebbe porre un problema per la surroga di Silvio Berlusconi. Di sicuro, apre un grosso rebus su tempi e modi con cui approvare una nuova legge elettorale prima di un eventuale, e forse anche imminente ritorno al voto.
Altrettanto evidente è che la sentenza pone fine ad un arco di tre legislature in cui il diritto alal preferenza dei cittadini è stato palesemente offuscato da un sistema, oggi dichiarato illegittimo, che ha posto l’intero potere decisionale in mano alle segreterie politiche.
