«Istigazione di militari a disobbedire alle leggi». Questa l’ipotesi, ai sensi dell’articolo 266 del codice penale, per la quale un cittadino tranese, Antonio Befano, esponente del Nuovo centrodestra, ha querelato il leader del Movimento cinque stelle, Beppe Grillo, per le recenti dichiarazioni in merito al ruolo delle forze dell’ordine durante le proteste dei «forconi». Grillo, fra le altre cose, aveva chiesto alle “divise” «di non proteggere più questa classe politica che ha portato l'Italia allo sfacelo».
Secondo Befano, «Le parole di Beppe Grillo, strumentali, minano la libertà di tutti, di chi sciopera e di chi non sciopera, di chi è nelle istituzioni con il voto dei cittadini e di chi ne è fuori». La querela sarà forse poco più che una provocazione, ma nasce da un moto di rabbia di un cittadino che si sente tradito dal leader della seconda forza politica nazionale: «Tutti abbiamo concordato nell’affermare che la protesta fosse sbagliata, che non si sarebbe dovuto obbligare i gestori dei negozi a chiudere, che non si sarebbe dovuto fare ricorso alla violenza. Immaginate, allora – si chiede retoricamente Befano -, se le forze armate smettessero di svolgere la loro funzione: Grillo parla di rovesciamento dell'ordinamento democratico, altro che chiacchiere. Con la mia denuncia – prosegue il giovane cittadino tranese -, come hanno fatto altri del resto, ho voluto prendere nettamente le distanze del Beppe Grillo e dalla sua voglia di rivoluzione. Grillo è un pericolo per la nostra democrazia».
