Il Tribunale di Trani, e segnatamente il collegio presieduto dal giudice Pavese, ha assolto il dottor Carlo Avantario dall'accusa di peculato «perché il fatto non sussiste». Si chiude così, con una sentenza favorevole all’ex sindaco, un processo, lungo quasi un anno, la cui prima udienza s’era tenuta il 10 gennaio 2013.
All’origine, un'inchiesta del sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trani, Luigi Scimé, sulla base di accertamenti svolti dalla Guardia di finanza, che contestava al dottor Avantario la presunta appropriazione indebita di 22mila euro che, invece, avrebbe dovuto versare all'Asl Bt.
Si trattava di prestazioni professionali «intra moenia» che, secondo il pubblico ministero, il professionista avrebbe svolto nel suo studio privato anziché in ospedale, trattenendo parte dei proventi destinati all’azienda sanitaria.
Avantario, attraverso il suo legale, Mario Malcangi, aveva chiesto di andare al dibattimento perché si diceva certo di confutare la ricostruzione dell'accusa, ritenuta non corretta. Infatti, Malcangi ha dimostrato che il castello accusatorio era fondato su ipotesi deduttive, tratte da un’agenda che non forniva in alcun modo prove concrete a sostegno dell’accusa.
Anzi, paradossalmente, le deposizioni di alcune pazienti, chiamate come teste e che dovevano servire a perorare la causa, sono diventate utili, invece, alla difesa, che ha così dimostrato l'infondatezza del procedimento ed indotto il collegio ad emanare la sentenza assolutoria, le cui motivazioni si conosceranno entro novanta giorni.
