Il giorno dopo, qualcuno si è adoperato per fare scomparire, o quasi, le tracce di quello che non è stato poi un atto vandalico, ma un gioco andato decisamente oltre le righe. Infatti, dopo il moto di indignazione che il deturpamento del leone stiloforo della cinquecentesca chiesa di sant’Agostino aveva suscitato domenica sera in città, ieri mattina alcuni ragazzi ed un volontario si sono armati di buona volontà e qualche strumento non offensivo della pietra, per una prima bonifica del manufatto.
Non è la prima volta che il patrimonio storico ed artistico della città sono stati presi di mira da vandali, grafomani o ragazzi «annoiati». In questo caso, a quanto s’è appreso, il responsabile sarebbe stato un bambino, Francesco, di undici anni, che aveva confidato agli amici di volere rendere più allegro quel leone, perché mi sembra così triste».
Forse quest’esperienza gli servirà di lezione e, da grande, Francesco sarà il primo cultore della storia della città. L’altro giorno, però, lui, e forse altri, per passare il tempo nel modo più improvvido possibile, avevano dipinto con pennarelli alcune parti della scultura e, non contenti, avevano esteso le scritte anche su altre parti esterne dell'edificio di culto di piazza Gradenigo.
Non è la prima volta che quel leone, come pure l'intera area esterna alla chiesa di Sant'Agostino, diventano oggetto delle attenzioni di qualcuno. E non si tratta neanche del primo luogo di culto in assoluto.
Per esempio, non bisogna dimenticare quante volte lo stesso problema l'abbia vissuto la sinagoga Scolanova, con particolare riferimento alla scalinata di accesso, preda, oltre che dei pennarelli, anche dei rifiuti dei bivacchi di ignoti. In quel caso, vi era anche l'aggravante per cui, secondo la religione ebraica, la scala è già luogo sacro e l'atto, quindi, da considerarsi assolutamente sacrilego.
Come non menzionare, poi, l'incredibile rottura di uno dei due leoni stilofori all'ingresso della cattedrale di Trani. L’episodio, avvenuto cinque anni fa, fece il giro del mondo e determinò un ondata di sdegno alla quale, per fortuna, si pose rimedio con la riparazione della scultura.
La stessa cattedrale, peraltro, è anch’essa fin troppo esposta ad una serie di problemi legati all’umana inciviltà e non soltanto per pennarelli e spray, che pure non sono mancati, ma anche, e soprattutto, perché la parete occidentale, da tempo immemorabile, ormai viene scambiata per un orinatoio a cielo aperto. Ed a nulla sono valsi sia gli appelli ad un maggiore senso di responsabilità, sia le campagne mediatiche di chi, a vario titolo, a cominciare da monsignor Vincenzo Franco, arcivescovo emerito di Otranto, ha sempre richiesto una recinzione che protegga almeno le pareti del luogo di culto più importante della città.
