Quando la scorsa estate Goletta verde giunse nella nostra provincia, nella Sala rossa del castello di Barletta si tenne un incontro intorno ai principali problemi del mare che, peraltro, sembra facciano notizia solo d’estate. Le questioni, invece, non vanno mai in ferie e, infatti, il nuovo anno si apre con immagini imbarazzanti quanto e più del precedente, con riferimento, soprattutto, all’impressionante massa di schiuma trasportata in mare da un in guardabile canale Ciappetta-Camaggio.
Proprio quella sera, fra gli altri, il sindaco di Barletta, Pasquale Cascella, aveva centrato la questione con dichiarazioni tanto oneste quanto significativamente rappresentative dell’apparente incapacità di una pubblica amministrazione di trovare mezzi e risorse per risolvere il problema: «Il nostro comune nulla può fare per arginare gli scarichi abusivi nell'Ofanto – affermava il primo cittadino -, perché quel fiume sfocia a Barletta, ma nasce in Campania. Ed anche nel canale Ciapetta-Camaggio è impossibile che un solo comune possa mettere il freno a situazioni di degrado ambientale che vengono da monte».
Ma chi può fare? E chi, soprattutto, deve intervenire? Si sarà tenuto conto, in qualche modo, del fatto che la scorsa estate l’imbarcazione di Legambiente dichiarò quattro luoghi della provincia “fuori legge” e, fra questi, anche la foce del canale Ciappetta/Camaggio, in località Ariscianne, fra Trani e Barletta, accertata abbondantemente «oltre i limiti»?
Oppure si dovrà prendere atto delle costanti, dichiarate «verifiche che non rilevano nulla di irregolare?». Quel canale convoglia a mare le acque depurate di Andria ed è in parte in superficie ed in parte sommerso. Il depuratore di Andria fa tutto seguendo le norme, ma quel che avviene lungo il percorso è pressoché impossibile verificarlo, a meno che non si colga qualcuno in flagrante.
Sta di fatto che ieri si è superata oltre ogni limite la misura di un fenomeno per arginare il quale, nel 2007, giunse anche il sequestro, da parte della magistratura, «per evitare l’irrigazione dei campi con acque inquinate». L’inchiesta, condotta dal sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale, Giuseppe Maralfa, accertò che, nei campioni di acqua, prelevati dal canale, fossero presenti tracce di fosforo, azoto e tensioattivi oltre le soglie previste dalla legge. Non solo. Spesso venivano segnalate, ed eravamo nel 2007, chiazze di schiuma biancastra affiorare sulle acque del «canalone».
Dopo sette anni, lo scenario pare non sia cambiato per nulla. A chi toccherà intervenire questa volta? Ammesso e non concesso che qualcuno intervenga?
