Una testimonianza lirica del professor Filippo Ungaro (da trent’anni privilegiato collaboratore de «Il giornale di Trani»), ispirata al Santo Natale e donata recentemente a Sua Santità, Papa Francesco, nonché a Sua Santità, Papa emerito Benedetto XVI, è stata gratificata da una Benedizione del Santo Padre, «pegno di abbondanti grazie celesti».
Il componimento poetico «si articola in sette quartine (a rima baciata, in segno di auspicio di fratellanza universale) – spiega il professor Ungaro -, dedicate alle varie disposizioni dell'anima al bene, in noi generosamente infuse da Dio e comprensive delle sette virtù teologali e cardinali, le quali, illuminando a guisa della splendente cometa di Betlemme, il giusto cammino dell'uomo verso “l'amor che move il sole e l'altre stelle” (Dante Alighieri, Paradiso, XXXIII, v. 145), si rivelano di prezioso ausilio per comprendere appieno il significato inestimabile della Santa Natività».
La composizione in versi presenta l'acrostico verticale, «P.R.E.S.E.P.E.», in riferimento al tema della povertà, implicito nel racconto evangelico della nascita di Gesù e fondamentale per arricchire di preziosi doni la vita dello Spirito.
«L’impianto linguistico è volutamente arcaico e prevalentemente aulico – torna ad illustrare l’autore - onde esaltare la solennità del Santo Natale, fonte d'ispirazione, “progredente tempore”, di numerosi poeti ed artisti, i quali hanno egregiamente eternato, con le loro opere, un evento meraviglioso, unico nella storia umana e foriero di vera speranza».
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Infantium pauperrimus natus est
Per i quieti calli piove luce di stelle,
in sinfonia spandesi eco di ciaramelle
a dar lene nunzio ai pastori in arrivo,
onde un Bimbo adorino in spirto giulivo.
Radioso da prati eterei l’Agnolo venuto,
quando di gravoso dì ogni romor è muto,
negli archimandriti vivo accese il desìo
di mirar Santa Stirpe promessa da Dio.
Ebbri di estasi, in fé al Messo Celeste,
gaudiosi vanno ad angusto speco agreste,
ove in povera greppia, di fieno ostello,
nato è di Betlehem il Pargolo tenerello.
Silenti si prostrano, in desueto ardore,
al piè della culla, orba di regal onore:
di futuro duol presaga e fida al Divino,
con Joseph veglia Maria sul Bambolino.
Essenza d’Infinito e Re di mondo ignoto,
mira visione di profeti dell’evo remoto,
il mite Gesù è chiara Lucerna della via,
che ai Magi maestra sarà per l’Epifania.
Per i notturni pianori esulta nova pace,
di lievi faville feconda splende la face
di novello Amor, dall’Onnipotente donato
al seme d’Adamo, reo di vetusto peccato.
Eccelsa lode e gloria all’innocente Fiore,
che per Maria generò il perenne Amore:
possa il buon Gesù, dell’orbe Salvatore,
vitale dar linfa al sopito nostro cuore!
Filippo Ungaro
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Tranen, d. XXV m. Dec. A. D. MMXIII
Per S.S.,Papa Francesco e per S.S.,Papa Emerito Benedetto XVI, in segno di filiale omaggio.
