«Amet, con la collaborazione di tutti, deve continuare sulla strada intrapresa e giungere, così, ad una profonda azione di rinnovamento e riscatto e, finalmente “riaccendere le tante luci spente”». Cosi è il presidente del Cda dell’ex municipalizzata, Renato Nugnes, che interviene per la prima volta «dopo avere letto ed ascoltato tante cose in silenzio», premette. Ebbene, «a maggio 2013 – spiega, la bozza di bilancio consuntivo, chiuso al 31 dicembre 2012 e sottoposta al vaglio di questo Cda – illustra Nugnes -, presentava un utile di esercizio. Ne ho chiesto la rivisitazione e si è riscontrata una perdita d’esercizio di circa 2,5 milioni di euro».
In altre parole, mentre il Cda uscente certificava un utile, questo ha sottoscritto un perdita, anche ingente. Come mai? «Abbiamo rilevato – risponde Nugnes - che da anni ormai, nei bilanci, si giustificava il “congelamento” di ulteriori perdite, sostenendo che linee guida o piani industriali già adottati, avrebbero prodotto risultati positivi in esercizi successivi, che poi di fatto non si sono mai realizzati. Noi abbiamo scelto, con grande coraggio, di andare controcorrente e redigere un piano industriale sostenibile».
L’analisi dei crediti ha portato, tra le altre cose, alla riconciliazione delle partite creditorie e debitorie con il Comune di Trani, recentemente approvata dal consiglio comunale. «Tutto ciò – spiega Nugnes - ha permesso finalmente di fare chiarezza e verificare che all’Amet, sempre al 31 dicembre, mancavano circa 2.900.000 euro di crediti. È evidente che, in queste condizioni, qualunque Cda non avrebbe potuto aprioristicamente continuare ad esporre la società al rischio finanziario».
Per questo motivo, su due questioni fondamentali quali i lavori di spostamento dei sottoservizi della cabina elettrica, in previsione dell’allargamento della Trani-Andria, nonché la gara per l’installazione dei parcometri, «bisognava agire con cautela – chiarisce Nugnes -, alla luce delle disposizioni sulla necessaria dotazione finanziaria preventiva all’indizione delle gare di appalto pubblico».
Adesso, dunque, di quei crediti vantati si è liquidato quasi un milione e mezzo: «È un buon punto di partenza – commenta il presidente di Amet -, ma, stiamo parlando di incassi dell’attività corrente ampiamente scaduti, mentre le regole di finanza insegnano che gli investimenti a medio e lungo termine non si finanziano con attività correnti. Per questi motivi, e più volte – fa sapere Nugnes -, ho chiesto ai soggetti preposti che trovino le giuste fonti alternative di finanziamento che supportare tali investimenti che, ribadisco, hanno una grande importanza ed urgenza per la città».
Infine, lo stato di agitazione dei dipendenti ed il recente sciopero del settore elettrico: «Le relazioni sindacali devono essere portate avanti con chiarezza di propositi ed interventi – è il parere di Nugnes -, e non ci si può limitare ad invocare piani di riorganizzazioni o elaborazioni di organigrammi, disattendendo quelle che sono le attribuzioni proprie di un Cda, che deve prima elaborare, discutere, approvare e comunicare tali piani. Questo è uno dei motivi per cui abbiamo ritenuto strumentale la proclamazione dello sciopero. In quest’ottica di collaborazione – conclucde Nugnes -, mi unisco agli auspici dell’amministratore delegato (Maurizio Di Pantaleo, ndr), augurandomi sinceramente, che d’ora innanzi, si parli di fatti, non chiacchiere».
