«Una piazza senza un’identità», il «rischio di un giudizio contabile» e quelle tavole, che dovrebbero rappresentarla, in pessime condizioni. Infatti, le tavole raffiguranti gli Statuti marittimi di piazza Longobardi meritano un intervento risolutore che dovrebbe determinarne, ormai è pressoché certo, il trasferimento.
Il problema più serio è che quasi tutti i nodi artistici, che coprono i bulloni di ancoraggio delle tavole ai pannelli, sono stati ormai asportati: ve ne sono appena 13 su 60, vale a dire un imbarazzante rapporto di un fregio rimasto attaccato ogni tre sottratti e/o saltati via. Purtroppo, solo alcuni di quelli sono stati recuperati e sono in mani sicure, ma l’altra parte è andata persa per sempre.
Questa circostanza, ma non solo, ha reso le tavole particolarmente vulnerabili sia da parte dei teppisti, sia per mano (o piedi) dei ragazzi che, sempre più numerosi, in quella piazza giocano a pallone), sia da parte degli agenti atmosferici.
Quelle tavole, per la cronaca, pregevole opera dell’artista Giuseppe Antonio Lomuscio, furono inaugurate, insieme con la piazza, il 7 dicembre 2011: costarono 40mila euro.
Recentemente, la Soprintendenza aveva sottoposto all’attenzione del sindaco, Gigi Riserbato, una nota nella quale si rappresentano alcune criticità di fronte alle quali è necessario porre mano. Per prima cosa, la difformità della gradazione del bronzo rispetto a quanto concordato in sede di approvazione del progetto di riqualificazione dell’ex «piazza del pesce». E poi, soprattutto, restaurarle e, eventualmente, trasferirle per preservarle.
Nel frattempo, l’unica gelateria della piazza ha chiuso, per carenza di clienti, e molti locali sono vuoti e/o sfitti. Si difendono come possono la storica attività delle decorazioni per feste, l’affidabile emporio e l’appassionata libreria: troppo poco rispetto alle potenzialità che quel sito avrebbe dovuto esprimere dopo la soppressione del mercato del pesce.
Adesso, però, poiché indietro è impossibile che si torni, verso dove, realmente, si vorrà andare? «Piazza Longobardi, così com'era – risponde il sindaco, Gigi Riserbato -, non poteva continuare ad essere “piazza del pesce” perché necessitava di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria. Tuttavia rispondeva alla funzione di aggregare gente intorno all' acquisto di pescato fresco, a pochi passi dal porto, e, inoltre, il martedì del mercato si arricchiva anche di altri prodotti. La piazza, tutto sommato, aveva una sua identità, ma riconosco anche che il filo logico con cui si era intervenuto era corretto: restituire alla fruizione collettiva le piazze del centro storico come luoghi di bellezza».
Quale, allora, il problema che avrebbe fatto saltare il banco? «Io non avrei mai spostato la piazza del pesce – risponde Riserbato – se, prima, non avessi avuto un’alternativa. All'epoca l'alternativa immediata non c'era, ma ci si limitava ad elaborare il progetto di un mercato ittico ai capannoni Ruggia. Tuttavia, si era ben compreso tale ipotesi non si sarebbe potuta mantenere in piedi, soprattutto perché, da lì a poco sarebbe sorta l'urgenza di destinare gli uffici di quell’area al Tribunale di Trani e, quindi, sarebbe sorta l’incompatibilità con la previsione di trasformare quell'area in mercato ittico».
Risultato finale, sempre a detta del sindaco, «piazza Longobardi, oggi, così come, non ha più un identità. Tuttavia, non me la sento di mettere mano sulla piazza, almeno oggi, perché temo che vi sia un giudizio di responsabilità contabile a carico degli amministratori tutti e, temo non sia neanche infondato».
E le tavole? «Prima o poi le trasferiremo – conferma Riserbato , ma non vogliamo portarle al cantiere comunale, con il rischio che siano trafugate. Le alternative? La prima è piazzetta San Francesco, nei pressi della biblioteca comunale, ma su questa ubicazione vi sono perplessità di altra natura. Un'altra è sistemarle all'interno dell’atrio di palazzo Beltrani, anche per meglio proteggerle dalle avversità meteorologiche. Insomma, sul punto non siamo inerti, ma, sicuramente, cauti».
Quanto alle attività commerciali che chiudono, «non credo dipenda solo dalla mancanza di identità della piazza – analizza il primo cittadino -, ma tutto va inquadrato nel momento economico difficile. Poso solo assicurare che un aiuto concreto l’abbiamo dato eliminando i paletti di Piazza Libertà, quindi, alleggerendo un po’ il traffico nella zona. Spero che ce ne si dia atto».
