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Gli attori di «Teatro Trani» divertono l'Impero. E Guacci si prepara ad esportare in Salento tutti suoi testi

Dopo quattro serate consecutive di rappresentazioni, per Enzo Guacci e la compagnia «Teatro Trani» le gratificazioni non sono arrivate solo dal numeroso e caloroso pubblico dell’Impero.

Un riconoscimento, tutt’altro che formale, è arrivato, proprio ieri sera, Cosimo Fai, medico leccese appassionato di teatro in vernacolo. La sua compagnia, che ha sede a Veglie (sarà un caso, ma è la prima città pugliese in cui sbarcò San Nicola Pellegrino, patrono di Trani) e che si chiama «degli Improvvisati», ha deciso che metterà in scena alcune commedie proprio di Enzo Guacci, di cui Fai ha chiesto ed ottenuto i copioni delle ben tredici commedie di cui è autore.

La scelta testimonianza il fatto che il vernacolo può essere tranese, ma il teatro resta universale: basta sostituire il dialetto, cambiare gli attori ed ogni commedia, soprattutto quando ha delle qualità, si può rappresentare ovunque.

Fai ha chiamato Guacci «maestro», riconoscendogli, con una parola spontanea, ma sincera, i meriti di una gran carriera che continua e permette, anche a tanti altri attori, di crescere insieme con lu

Nel frattempo, commedie di Guacci sono state già portato in scena a Corato e Putignano, rendendo plasticamente l'idea che, ormai, questo teatro può degnamente varcare i confini della città in cui è nato ed assurgere a modello per tanti altri.

Quanto alla nuova commedia, il titolo è «Ce s'è pegghiate u' proeise?». La storia inizia e si svolge in una casa piene di crepe e problemi. La tazza che manca in bagno offre immediatamente all'autore lo spunto per il titolo e, nei primi minuti dell'opera, Anna Lacalamita, assecondata dall'ottima Mariagrazia Miriello (Sofie, incinta nella trama e nella realtà), giganteggia sul palcoscenico confermandosi attrice di grande spessore nel panorama vernacolare tranese.

Il suo carisma mette anche Rosa Gimmi nella condizione di esprimersi al meglio e dare ulteriore sale alla commedia, introducendo il tema di fondo della rappresentazione: l'appartamento ha due inquilini, e gli uni non sanno degli altri.

Tanto basta per scatenare la trama e favorire l'ingresso in scena di Enzo Guacci, che si scopre essere il padre di Sofie, ma manca da casa da vent'anni e, di fatto, sua figlia sembrerebbe non averla mai conosciuta.

Da questo momento in poi, Guacci diventa padrone della scena e, progressivamente, intorno a lui ruotano altri attori e caratteristi di una commedia che mantiene un buon ritmo e si merita la costante attenzione del pubblico.

Il secondo atto porta in scena il fino ad allora, sconosciuto e molto presunto papà del bambino, un Giuseppe Povia che si scopre altro caratterista di rilievo. Poi arriva l'inevitabile ingresso sul palco di Rino Franco, nei panni di un apparentemente pericoloso pregiudicato, ancora una volta immancabile spalla di Guacci nel duetto che ha fatto la storia del teatro in vernacolo tranese.

La storia si sviluppa progressivamente verso il lieto fine, degno suggello di una nuova serata spensierata. Molto ricco il cast, impreziosito anche da Giuseppina Albanese, Giuseppe Povia, Rosaria Amoruso, Franco Precchiazzi e Susanna Di Matteo, Giuliano Pagnotta. Per tutti, davvero una meritata passerella finale. 


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