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Giunta di Trani verso un valzer di deleghe. Riserbato: «Apriremo a nuovi soggetti, forse anche della minoranza». Blindati Uva, Sotero e De Simone

L'approvazione in giunta del bilancio di previsione annuale e pluriennale sembrerebbe mettere da parte tutte le voci relative a imminenti decisioni del sindaco che riguarderebbero l'esecutivo. Alle 14, proprio mentre la giunta era riunita, da più di una fonte si era diffusa l’informazione secondo la quale il sindaco avrebbe già, di fatto, ritirato le deleghe dei suoi assessori: il sindaco, Gigi Riserbato, da noi contattato, ha smentito la circostanza.

Ma le novità sono solo rimandate di qualche giorno. Infatti, domenica scorsa, durante «Appuntamento con Trani», il primo cittadino ha chiarito gli aspetti salienti di quello che, se non sarà azzeramento, sarà in ogni caso rimpasto.

Intanto, perché venerdì scorso la giunta fu rinviata?

«Non per problemi di natura politica. Intanto, un paio di assessori non erano disponibili per ragioni personali, e su questo ho sempre avuto massima comprensione perché credo di sapere riconoscere quando le assenze sono ingiustificate e strumentali e quando, invece, sono dovute a problemi oggettivi. Inoltre, il segretario generale aveva fatto notare che vi erano degli argomenti da approfondire e, in ultimo, il partito di maggioranza relativa (l’ex Pdl, ndr) aveva chiesto qualche giorno di approfondimento sul provvedimento perché lo avevano ricevuto soltanto il giorno precedente, ed io avevo ritenuto questa obiezione legittima, accordando dunque un invio di pochi giorni».

E i mal di pancia di cui si parla sempre più insistentemente?

Non ci sono mal di pancia e la situazione è sotto controllo, anche se mai mi sarei aspettato che il Pdl si frazionasse in così tanti soggetti politici, perché, ad oggi, ne conto tre, o persino quattro. E questa situazione non ci sta agevolando perché il Pdl aveva scelto lo scorrimento della lista e, adesso, diventa complicato continuare a seguire questo criterio. Anzi, ci sono dei consiglieri che si sono dimessi per fare gli assessori (De Simone, Sotero ed Uva, ndr), ma l’attuale normativa sugli enti locali non consentirebbe loro e di ritornare in consiglio comunale. Per questo siamo proiettati verso una diversa calibrazione di tutte le forze politiche che mi sostengono e, perché no, accogliere altri soggetti che vorranno eventualmente sostenerci.

De Simone, Uva e Sotero resteranno solo perché la legge li manderebbe a casa, o perché ne è soddisfatto del rendimento?

Io non mi preoccupo di dimensioni soggettive, quantunque non abbia mai voluto trattare le persone come «res», relegandole in ruoli non più attivi. La dimensione deve essere oggettiva e, quindi politica. Il rendimento lo guardo e me ne dichiaro soddisfatto, e, peraltro, credo dipenda anche dal dirigente, dalla struttura organizzativa. Poi vi è anche il problema del collegamento con il gruppo consiliare: se un assessore non gode del sostegno di un gruppo, il problema non è solo del sindaco, ma anche, e soprattutto, del gruppo.

Ma un Riserbato sostenuto da una maggioranza diversa da quella che lo ha eletto è un’ipotesi realistica?

Completamente diversa no. Il ribaltone lo escludo perché il sostegno della maggioranza lo avverto tuttora. Ma una maggioranza allargata per una condivisione di progetto ci può stare e mi farebbe anche piacere, perché significherebbe che il «poltronificio» non mi riguarda. Del resto, siamo ancora con otto assessori e, finora, siamo andati avanti con la giunta da me nominata a giugno 2012.

Dall’opposizione, quindi, può arrivare una mano?

Ripeto, può arrivare una condivisione di progetti su cui gettare una base di ragionamento comune.


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