L'omicidio di Tommaso Gallo potrebbe essere giunto ad una svolta con un avviso di garanzia destinato ad un 21enne. Lo apprendiamo dalle pagine de La Gazzetta del Mezzogiorno, in un articolo a firma di Giampaolo Balsamo.
I fatti. Era il 22 febbraio 2013 ed alcuni residenti di via Boccaccio notavano sul marciapiede riverso per terra un uomo, che viveva in un basso nella suddetta via al civico 18. Si trattava di Tommaso Gallo, di origini molfettesi, 47 anni e rigattiere di professione. L'uomo è stato ritrovato in un lago di sangue, una volta giunti sul posto i soccorritori hanno provato a rianimarlo ma non c'è stato nulla da fare.
Omicidio. Il prof. Francesco Vinci dell'Istituto di medicina legale del Policlinico di Bari eseguì l'esame autoptico che accertò le 53 coltellate con le quali fu ucciso barbaramente Tommaso Gallo. Letali le ferite profonde riscontrate ai polmoni. Il suo aguzzino ha infierito su di lui con un'efferatezza tale da scuotere l'intera città.
Le ombre del passato. Sulle pagine di Repubblica, il giornalista tranese Giovanni Di Benedetto, ha ripercorso la vita della famiglia di Tommaso Gallo.
Le indagini. Gli investigatori dell'Arma dei Carabinieri sulla scena del crimine hanno rinvenuto il frammento di uno "spinello" che è stato poi analizzato dai carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche sulle tracce del Dna. La traccia genetica trovata apparterebbe al 21enne Gennaro Ferrara che, pertanto, su disposizione del pm inquirente, Simona Merra, è stato raggiunto da un avviso di garanzia in quanto sospettato di aver fumato uno spinello con la propria vittima prima di ucciderla.
Il movente. Sulle motivazioni non sono trapelate al momento ulteriori informazioni ma le indagini sulla vita e le frequentazioni di Tommaso Gallo hanno potuto dare un volto al ragazzo che saltuariarmente avrebbe lavorato con lo stesso Gallo. Forse una discussione, un litigio, degenerato in tragedia. Ora la svolta è legata al frammento di quello spinello ritrovato nell'abitazione del Gallo.
