Sembra un paradosso, ma proprio il settore della cultura, quello rimasto senza assessore dopo le dimissioni di Salvatore Nardò, ha una programma già, di fatto, ben delineato per l’intero 2014.
Ebbene, secondo quanto si legge nella relazione allegata al bilancio previsionale annuale e pluriennale, approvato dalla giunta e prossimo al vaglio del consiglio comunale, «quest'anno sono programmate le seguenti iniziative di turismo culturale: Dialoghi di Trani; Trani film festival; Festival lirico; Festa cittadina del Santo Patrono; La settimana medioevale; Settimana di cultura ebraica; Rassegna teatrale; Rassegna teatrale ragazzi; Festival jazzistico; Premio "Palumbo"».
Inoltre, particolare importanza, per la realizzazione del programma, assumono i seguenti punti: «Realizzazione interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria sulla biblioteca comunale "Giovanni Bovio"; ampliamento delle aree museali; zone wireless gratuite; piano di recupero e funzionalizzazione di due importanti immobili di proprietà comunale, quali la casa nativa di Giovanni Bovio e Palazzo Vischi».
Lo spirito del programma estivo, e non solo, dell’assessorato alla cultura, è valorizzare l’esistente e non importare. Obiettivo dichiarato, «potenziare l'offerta turistica, raccogliendo nel programma di attività quei talenti e produzioni che rappresentino la città. La cultura di una città esprime l'energia delle persone che si dedicano con la loro identità e il loro talento alle diverse forme dell'arte e della creatività intellettuale. Trani ha da sempre testimoniato, a prescindere delle epoche e dalle amministrazioni che si sono susseguite, l'alto valore del contributo dei singoli e dei gruppi all'immagine culturale della città. È partendo da questa idea che si è immaginata una nuova politica turistica: valorizzare l'esistente, non "inventare" eventi, ma rafforzare e mettere in rete le energie che esistono nella città. La promozione della città di Trani non può prescindere dalla valorizzazione dei luoghi e spazi del patrimonio artistico e culturale, provando a mettere a sistema le esperienze che la straordinaria fucina di talenti che sono i nostri quartieri, le imprese, i gruppi informali esprimono in ragione di un’utopia: rendere vivi gli spazi, animare la città della sua stessa energia».
