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Il mare a macchia di leopardo: tre diversi tratti del litorale di Trani interdetti dalla Guardia costiera

Non solo lo stato di profondo degrado nel quale si trovano due lidi pubblici come Marechiaro e Mongelli, costati alla collettività oltre 2 milioni e mezzo di euro, e che dopo appena otto anni dalla loro inaugurazione versano in condizioni di totale abbandono e profonda precarietà.

Per la verità, le situazioni di compromissione dello stato del litorale di Trani appaiano ben più diffuse, e lo dimostrano le ben tre ordinanze cautelari che la Capitaneria di porto di Barletta ha emanato a tutela della pubblica incolumità, inibendo all'accesso, balneazione ed attività marittima altrettanti tratti di costa soggetti a fenomeni particolarmente pronunciati di cedimento della falesia ed erosione.

La prima ordinanza, risalente allo scorso mese di marzo, riguarda un tratto del litorale a sud del Comune di Trani, nei pressi del confine con il Comune di Bisceglie, e quindi del Ponte Lama, nel quale si segnala lo stato di degrado della falesia, costituita principalmente da roccia calcarea stratificata.

Il provvedimento mira a garantire i prioritari interessi correlati alla tutela della sicurezza della navigazione e salvaguardia della vita umana in mare, con specifico riferimento alla situazione di degrado della falesia per la presenza sull’arenile di grossi massi, di dimensioni variabili di circa un metro, a poche decine di metri dallo stesso.

Tale fenomeno «è da ritenersi pericoloso per la pubblica incolumità e la sicurezza della navigazione – si legge nel provvedimento -, in quanto potrebbe essere interessato da fenomeni franosi rivenienti dal retrostante praticabile demaniale marittimo».

Pertanto, sono vietate la navigazione, la sosta, l'ancoraggio di tutte le unità navali in genere, balneazione, pesca professionale e sportiva con qualunque tecnica, l'espletamento di qualsiasi attività subacquea ed in superficie, connessa agli usi del mare.

Successivamente, lo scorso 15 aprile, lo stesso circondario marittimo di Barletta ha emanato altri due provvedimenti.

Il primo riguarda il lido Matinelle, dove, allo stesso modo, si segnala il degrado della falesia costituita, anche qui, da roccia calcarea stratificata. Così come nel precedente provvedimento cautelare, anche in questo caso è stata disposta l'interdizione dell'aria con i relativi obblighi e prescrizioni.

Una terza ordinanza riguarda, invece, il lungomare senatore Mongelli, in una zona immediatamente successiva a quella oggetto dei costosi lavori di cui ci siamo occupati nell'ultimo numero del giornale: identiche le fattispecie rappresentate ed i relativi pericoli che ne conseguono.

Si tratta, in tutti i casi, di tratti di litorale non protetti da barriere frangiflutti e non interessati da lavori di consolidamento e/o difesa della falesia, quelli che hanno permesso, nella zona della seconda spiaggia, per esempio, di ricreare le condizioni di sicurezza della navigazione e, soprattutto, balneazione.

Emergono evidenti i limiti di un lavoro non portato a termine per mancanza di fondi sia comunali, sia regionali. Trani non ha più goduto dei finanziamenti attesi, anche perché avrebbe terminato di rendicontare puntualmente le opere realizzate. E la Regione, evidentemente, ha destinato ad altri interventi, più precisamente documentati, i fondi disponibili.

Da non dimenticare, poi, i divieti di balneazione, previsti per legge, a causa presenze antropiche tali da determinare condizioni di mare inquinato: si tratta delle zone adiacenti gli sbocchi dei collettori alluvionali e del depuratore comunale.

Trani si trova, così, con un litorale a macchia di leopardo con poche zone realmente praticabili e fruibili per la balneazione.


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