Sembra che sia lì già da una vita, ed invece sono solo due anni. La sensazione di longevità, quindi, si deve all’intensità del lavoro prodotto, sempre a sostegno e difesa di chi non ha (o, forse, meglio dire, non aveva la forza) di denunciare i soprusi subit.
Oggi, lunedì 28 aprile il Centro antiviolenza Save, della cooperativa Promozione sociale e solidarietà, compie due anni di attività. «Non è un periodo lunghissimo, è vero – riconosce l’avvocato Roberta Schiralli, una delle “anime” del centro -, ma realmente intenso, carico di emozioni e pezzi di vita condivisi: molte donne hanno varcato la porta del centro antiviolenza e hanno avuto il coraggio di parlare del loro vissuto fatto di sofferenze, violenze ed umiliazioni».
Il Save di Trani ha ottenuto l‘autorizzazione al servizio della Regione Puglia nel settembre 2013, figura tra i 18 centri autorizzati della Puglia ed è l’unico autorizzato nell’Ambito territoriale sociale Trani-Bisceglie. E sono 96 le persone che, fino ad oggi, si sono rivolte alla struttura di via Di Vittorio, ubicata presso il centro «Jobel».
Ma per segnalare cosa? «La maggior parte denuncia maltrattamenti familiari, violenza sessuale e stalking – risponde Schiralli -. In alcuni casi, dopo la denuncia e nelle more dell’emissione di provvedimenti cautelativi della vittima, si è reso necessario collocare le donne ed i bambini in case famiglia o protette. Il “range” di età varia dai 25 ai 64 anni, ma vi sono anche minorenni, vittime di violenza assistita. L’autore delle violenze è quasi sempre una persona conosciuta e, nell’80 per cento dei casi, si tratta di partner o ex partner. La nazionalità è prevalentemente italiana (circa l’80 dei casi è legato al territorio), ma ci siamo occupate di donne di nazionalità rumena e altre di provenienza extracomunitaria».
Molte di queste donne hanno denunciato: alcuni processi si sono già conclusi con sentenze di condanna per i carnefici, altri sono in corso e per questi il Save è stato ammesso come parte civile. Altre donne hanno ottenuto le forme di tutela previste dalla legge, come ad esempio l’allontanamento del coniuge violento o il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla donna o dai suoi familiari. «Altre donne hanno aperto faticosamente quella porta – ammette Schiralli -, ma il loro dolore, il senso di colpa che le accompagna, la vergogna, la paura di non farcela ed anche delle possibili conseguenze, non le hanno fatte più tornare. Forse lo faranno»
Ricordiamo, a beneficio loro e di chi ne avesse bisogno, gli orari di apertura: lunedì mattina dalle 10 alle 12; mercoledì pomeriggio dalle 16 alle 18.30; giovedì pomeriggio dalle 16 alle 18.30; venerdì mattina dalle 10 alle 12.30; sabato mattina dalle 9.30 alle 11.30.
L’èquipe è formata da avvocate, psicologhe, assistenti sociali ed educatrici, tutte volontarie che, sacrificando tempo alle famiglie e al lavoro, ogni giorno sono presenti presso la sede del centro, a servizio delle donne e dei minori che vi si rivolgono. Da qualche mese, nell’equipe vi sono altri due professionisti che prestano la loro opera volontariamente: una pediatra ed un commissario di polizia di stato in pensione.
