Se il giro di droga a Bisceglie era così florido ed andava avanti da tempo, è perché faceva comodo un po’ a tutti. Anche i pusher, quantunque tenuti sotto pressione, portavano a casa almeno 100 euro al giorni, quindi oltre 3mila euro al mese. Ed uno stipendio così, di questi tempi, in nero e, fino a ieri, apparentemente sicuro, non è da tutti.
Per questo tutto ruotava intorno a due gruppi, o, meglio dire, famiglie. Il clan Catino-Cianciana, che già dominava Bisceglie, ed il clan Troia, proveniente da Andria ed insediatosi al di là del ponte Lama, in accordo con il sodalizio preesistente.
Vito Catino era a capo di altri otto ragazzi, con i quali gestiva un "mercato" florido. Spacciavano cocaina, hashish e marijuana presso la "Cattedrale", il "Largone", alle "42 scale", tutti luoghi indicati dagli spacciatori per dare un punto di riferimento agli acquirenti.
Ma il commercio si muoveva anche all'interno di discoteche e locali alla moda. La droga veniva conservata in un locale nel centro storico di Bisceglie, in piazza San Donato 17, denominato tra di loro "il locale" o "la camera" ma anche presso abitazioni in uso a Samantha Perlini o Nicla Dell'Olio, dove si riunivano per confezionare la sostanza stupefacente, pesarla e preparare le dosi da vendere.
Per non svelare il traffico, illecito la banda chiamava la droga nei modi più strani: “Quella verde”; “Ci facciamo una birra”; “Un caffè”.
Mille pagine di fascicolo contengono migliaia di intercettazioni. Ne riportiamo alcune tra venditori ed acquirenti, per darsi l’appuntamento, ma anche tra gli stessi acquirenti, pure per dirsi che è tutto saltato. Alcune esplicite, altre decisamente in codice.
A. Va bene, tardi o presto?
B. E va bene, dato che oggi è sabato, ma sicuramente esco presto, hai capito?
A. Dai chiamami dopo, che facciamo il caffè.
B. Va bene.
A. Eeh, sono senza… sono senza mezzo oggi.
B. Va bene, vedo se ti vengo a prendere io.
A. A posto.
B. Ok?
A. Ciao, ciao.
B. Ciao.
***
A. Ce l'hai?
B. Eh’
A. Le pasticche?
B Eh?
A. Hai le pasticche?
B. Ehe sì.
A. Eh?
B. Sì.
A. Ti vuoi fare una canna?
B. Sì, metti di nuovo.
***
A. Carissimo.
B. Dottore.
A. E dove stai?
B. Senti, ascolta. Io, di venire, devo venire. Però fammi trovare all'amica, che la devo andare a prendere e vengo di là. Va bene? Ti vengo a prendere.
A. A posto.
B. Così ci facciamo una bella camminata.
***
A. Bello?
B. Ehi, dove sei?
A. Ma tu stai andando là già?
B. Sono qua davanti che è tutto chiuso.
A. E non venire, perché si è rotta l’idropulitrice, non posso lavare l'auto.
B. Ah.
A. Io non lo so, hai capito? Che deve venire quello ad aggiustarlo, capito?
B. Eh, va bene.
A. Mi fai vedere un po' fino ad oggi pomeriggio, poi ti chiamo io?
B. Chiamami te.
A. Ok.
