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«Mare pulito? Certo, quello che si sceglie di analizzare». Il dirigente di Arpa spiega tutto e spiazza Trani

Poco personale e direttive discutibili. Arpa Puglia è a quelle che si adegua e, pertanto, solo oggi si scopre che, a Trani ed in ogni altra città di mare, le analisi del mare non avvengono in tutti i luoghi, ma, solo, nelle cosiddette «acque di balneazione». Così, da noi, si viene a conoscere che tratti interi di litorale al centro della città, come lo stesso Monastero, per esempio, non saranno mai esaminati dai tecnici perché il Comune non ha mai proposto alla Regione di farlo e, di conseguenza, la Regione non ordina all’Arpa di andarci.

In altre parole, il mare pulito è una convenzione: è pulito là dove la burocrazia sceglie di esaminarlo, non dove i cittadini storicamente vanno.

Lo si è appreso ascoltando il responsabile del servizio di balneazione di Arpa, Nicola Ungaro, intervenuto ieri sera a Trani, presso il circolo Arci, all’incontro promosso dal Comitato bene comune. Erano presenti anche il geologo di Legambiente, Francesco Bartucci, l’assessore all’ambiente, Giuseppe De Simone, e, per il comitato, il presidente, Teresa De Vito, ed Enzo Scaringi.

«Il mare è il recettore finale di tutto quello che viene smaltito sulla terraferma – ha esordito Ungaro -. Le acque di prima pioggia, per esempio, sono le più contaminate. La più attuale definizione di inquinamento marino non comporta necessariamente la visibilità, ma anche fenomeni acustici e termici». 

La Puglia, poi, essendo bagnata da due mari diversi ed avendo 900 chilometri di costa, «è una regione particolarmente difficile per la gestione della balneazione. E diverse sono sia le falesie, sia le sabbie. Tutto questo incide sull'ambiente,  senza dimenticare l'impatto antropico, che è fondamentale. Ecco perché l'acqua di Otranto sembra migliore di quella di Rimini, ma quella di Rimini non è un certo peggiore. E, allora, è molto più pericolosa la contaminazione chimica di quella organica e, quindi, non fermiamoci ad una visione del momento e cerchiamo, laddove possibile di andare in profondità. Le complessità del fenomeno antropico si amplifica proprio nella Bat. Ed il fattore che incide di più è rappresentato proprio dai depuratori».

Arpa monitora 39 corpi idrici marino-costieri e ha 84 punti stazione. Non ce ne sono a Trani: perché? «Perché, per legge, la stazione deve essere a valle del corpo idrico – spiega Ungaro -. Peraltro, la Regione finanzia solo due punti ed Arpa, che sulla carta avrebbe 823 unità lavorative, nella realtà ne ha 385. Di queste, 70 sono precari».

Le acque di balneazione sono 674 su 985 chilometri e, oggettivamente, l'impresa di monitorare tutto è quasi proibitiva. Arpa non monitora il resto, perché, paradossalmente,  ne risponderebbe alla Corte dei conti.

Le acque di balneazione sono disposte dalla Regione, su proposta dei Comuni, e a Trani c'è un'ampia fascia costiera, anche centrale, su cui non ci sono acque di balneazione. Come dicevamo prima, chi va al Monastero non saprà mai com’è quell’acqua perché la burocrazia non ha previsto di analizzarla. «Se si annette una nuova zona di balneazione – spiega Ungaro -, si effettuano almeno sei campionamenti e, soltanto dall'anno successivo, si include ufficialmente la nuova area.

Le criticità non mancano, soprattutto nel golfo di Manfredonia, dove è molto alto il livello dell'indice Trix, che pure da noi basso non è. Eppure, nel 2013, la Bat presenta dati confortanti: sul 79 per cento della costa, il 97 per cento delle acque di balneazione è eccellente. Forse, però, i parametri della Comunità europea sono alti».

Alla fine, Arpa risponde ad una legge che dispone convenzioni alquanto discutibili. E finisce per essere il parafulmine di critiche, legittime, se non sacrosante, che andrebbero rivolte ad altri soggetti, segnatamente politici.

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