Commissario, presidente, reggente. Per Carmen Craca cambia la carica, ma non la passione con cui affrontare i problemi della gestione della secolare casa di riposo «Vittorio Emanuele II». Il Cda non c’è più (tutti dimissionari), ma lei resta alla guida dell’ente, con tenacia e, anche, orgoglio. Per esempio, quello di partecipare alla feste dei cent’anni di un’ospite, evento che non accadeva da molto tempo fra quelle mura.
«Vedere una persona arrivare al traguardo dei cento anni in maniera lucida, elegante e divertente – commenta Craca - non può che essere un motivo di gioia. Festeggiare in una casa di riposo fa di questo evento, un’occasione di collettività, quindi arricchisce ancora di più».
Ospite dal 2002, la centenaria Giovanna Crocetta è una prova della positiva qualità della vita ed è spunto per diverse riflessioni intorno alla struttura stessa e alla sua dirigenza. Il compleanno in questione arriva a due anni dall’insediamento della Craca, che sottolinea il suo impegno a 360 gradi, esercitando attività di monitoraggio e verifica, insieme alle possibilità di sviluppo, nonostante i tantissimi problemi stratificati negli anni. «La casa di riposo – spiega -, che nasce come convento nella metà dell’ottocento, solo dal 2004 è una azienda pubblica di servizi alla persona. Bisogna considerare che la trasformazione della stessa non è ancora compiuta, ma è possibile unitamente all’azione dell’amministrazione comunale».
Proprio riguardo quest’ultima, subentra il problema da risolversi riguardo la proprietà della «Vittorio Emanuele II». A tal proposito, l’avvocato Craca sostiene che «questa problematica è propedeutica a qualsiasi tipo di operazione che possa essere il restauro, l’ampliamento o il trasferimento della struttura. Bisogna capire qual è la scelta migliore, vale a dire se ristrutturarla secondo gli standard o trasferirla. Il quartiere è molto affezionato a questo pezzo di storia tranese, e questo aiuta ad andare avanti nelle difficoltà.»
Stando all’atto di trasferimento, si sa che è un atto di cessione in proprietà subordinato all’esercizio di casa di riposo. La questione è risolvibile attraverso un tavolo di concertazione con il Comune, quindi, tutto sommato, senz’alcuna guerra legata a bandiere, né diritti di proprietà. «L’importante è procedere - conclude la dottoressa Craca -. Io auspico questo, che si collabori per procedere».
