Il Comune aveva trenta giorni per impugnare la sentenza in appello e ne ha attesi soltanto 27 per maturare la decisione ed acuire ancor di più lo "scontro" con il dipendente comunale Giuseppe Lorusso, ex responsabile del Centro elaborazione dati del Comune.
La sentenza di cui parliamo, del 28 aprile, riconosceva ad un dipendente comunale «lo svolgimento delle mansioni superiori e le differenze retributive dovute – si legge in una nota - per la complessiva somma di 33.665,97 euro che, oltre interessi e rivalutazione monetaria, diventano circa 47mila, oltre gli oneri retributivi ammontanti a circa 12mila. Inoltre l’Autorità giudiziaria ha condannato il Comune al pagamento di tutte le spese legali, per oltre 5mila euro, cui si sommano 3mila euro da liquidare al difensore del Comune di Trani».
Una spesa che all'epoca ammontava a circa 65mila euro (tra somme riconosciute dal giudice e spese accessorie), evidentemente a carico dei cittadini tranesi. L'amministrazione comunale ha votato all'unanimità e favorevolmente la proposta del relatore in sede di giunta nonché sindaco avv. Luigi Nicola Riserbato.
Sul caso si era già espresso Michele Giuliano, della Flp, «ciò che lascia perplessi ed indignati è la volontà dell’amministrazione comunale di non voler raggiungere un accordo transattivo, più volte sollecitato dal Giudice del lavoro e fortemente voluto dal dipendente comunale. Eppure, per altri due precedenti, l’amministrazione comunale aveva ritenuto opportuno addivenire ad una transazione: come mai questa differenza di scelte? Opportunità o necessità?».
Alla luce di quanto accaduto, la Flp chiese alle sigle sindacali, partiti, amministratori pubblici e consiglieri comunali in carica «di avvalersi dei poteri di controllo, attribuiti loro dalla legge, per fare chiarezza sull’intera questione, comprese le procedure di mobilità e la conseguente, mancata valorizzazione delle professionalità in servizio nel Comune di Trani. Se i nostri amministratori locali non interverranno – annuncia Giuliano - informeremo gli organi giudiziari competenti, la magistratura contabile e il Ministero della pubblica amministrazione, cui sarà chiesto di verificare regolarità, equità e trasparenza della condotta amministrativa dell’ente».
