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Caso De Noia, il Comitato bene comune allarga gli orizzonti del sindaco di Trani: «Questione anche amministrativa»

«Affermare che la questione è di carattere militare, e non già amministrativo, è quanto meno riduttivo. E noi ve lo spieghiamo per metafora». A parlare sono Maria Teresa De Vito e Vincenzo Ferreri, che si fanno, per l’occasione, portavoce del Comitato bene comune, del quale, peraltro, la prima è presidente.

La questione è quella dell’indagine della Procura militare, per presunto assenteismo sul posto di lavoro, a carico del sottufficiale, nonché consigliere comunale di maggioranza, Francesco De Noia, per il quale il gip di Napoli ha disposto il divieto di dimora a Trani dopo che il pubblico ministero aveva, invano richiesto l’arresto.

Il sindaco, Luigi Riserbato, si era espresso sulla vicenda confinandola in ambiti meramente militari ed escludendo che vi fossero ripercussioni amministrative e politiche. Ed oggi, mentre i partiti ancora mantengono un unanime silenzio sulla vicenda, è proprio il Comitato bene comune, che finora si era occupato di questioni più specificatamente ambientali e di servizi al cittadino, a fare sentire la sua voce richiamando, per renderla meglio, proprio le dichiarazioni che il sindaco ha reso, qualche giorno fa, durante il consueto programma domenicale di Radio Bombo. «Il primo cittadino – si legge nella nota –ci ha fatto tornare in mente la famosa gag in cui Totò racconta a Mario Castellani di un tizio che lo incontra per strada e gli grida "Pasquale!", poi lo mette in un angolo e comincia a pestarlo di botte. Quindi Castellani gli chiede: "Ma perché non hai reagito?". E Totò gli risponde tranquillamente: "E che mi chiamo Pasquale?". Come Totò, nella gag, alla domanda del giornalista se ci fossero ripercussioni su quanto accaduto al consigliere del Pdl De Noia, ha risposto che lui non si chiama Pasquale, ovvero che la questione è di natura militare e non amministrativa.

Eppure – considerano De Vito e Ferreri -, un consigliere di maggioranza, da quanto riportato dalla Gazzetta, “per ventuno volte è risultato essere in un posto diverso rispetto a quello dichiarato nei verbali di riunione della quinta commissione consiliare”, ovvero in Comune. Ebbene, la questione è solo militare?»

E torna in ballo, così, il vecchio dilemma intorno a quanto incidano realmente le commissioni consiliari sulla vita amministrativa. Da qui, una serie di domande da parte del comitato:  «Come ebbe a dire quasi un anno fa l'ex candidato sindaco Operamolla, “la commissione serve solo a registrare presenze”?. Il signor sindaco è cosciente del fatto che le presenze in commissioni vengono retribuite con soldi pubblici, e che le commissioni sono uno dei capisaldi dell'azione amministrativa? E i consiglieri di maggioranza, ma soprattutto di opposizione, che aspettavano a denunciare? Più volte abbiamo chiesto, come Comitato per il bene comune, la pubblicazione dei verbali delle commissioni e, quindi, delle presenze dei consiglieri comunali della nostra città sul sito internet della città. È un atto dovuto per la trasparenza verso i cittadini, ed anche di riconoscimento per coloro i quali  fanno il loro dovere in quell'assise. Se fosse confermato quanto riferito dalla stampa, crediamo che anche la magistratura ordinaria debba fare chiarezza. Al sindaco – concludono De Vito e Ferreri -, rinnoviamo l'appello affinché, una volta tanto, si faccia chiamare Pasquale»


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