Il giostraio Piero Lestingi è stato assolto dall'accusa di stalking nei confronti del sindaco uscente, Pinuccio Tarantini, e della sua famiglia «perché il fatto non costituisce reato». L’ipotesi a carico dell'imprenditore era che avesse pedinato il primo cittadino uscente per filmare i suoi spostamenti con l'auto blu da casa verso l’ospedale in cui prestava servizio da medico, onde dimostrarne il presunto peculato, ma anche altre situazioni di cui, il primo cittadino rivendicava la totale assenza di rispetto della privacy.
Lestingi aveva intrapreso quest'attività dopo che l'amministrazione arantini aveva deciso di sgomberare piazza Plebiscito dalle giostre e, quindi, trasferire le attrazioni degli imprenditori lì presenti al lungomare Chiarelli. Lestingi si oppose a quel provvedimento, provando invano a dimostrarle che la zona di destinazione fosse demaniale e, quindi, vi ci avrebbe lavorato da abusivo.
Da quel momento, parallelamente, nacque una vera e propria battaglia personale tra giostraio e sindaco, anche a colpi di carte bollate. Tarantini fu assolto dal procedimento legato al filmino realizzato da Lestingi, perché le prove addotte da giostraio non avevano rilevanza di polizia giudiziaria.
A sua volta il sindaco uscente denunciò Lestingi per il presunto atteggiamento persecutorio posto in essere attraverso gli appostamenti e le riprese, «tali da procurare un perdurante stato d'ansia e paura – sosteneva l’accusa - e, in generale, un fondato timore per la propria incolumità e quella dei familiari».
Secondo il giudice monocratico del Tribunale di Trani, Andrea D’Angeli, a conclusione del processo richiesto dal pubblico ministero titolare dell'inchiesta, Ettore Cardinali, Lestingi, difeso dall’avvocato Luigi Mastromauro, andava assolto con l'equivalente della vecchia formula dell’insufficienza di prove. Le motivazioni della sentenza di primo grado saranno depositate entro novanta giorni.
