Dallo scorso 4 giugno il sindaco, Luigi Riserbato, è senza giunta. L’azzeramento, da lui voluto, colse più o meno tutti di sorpresa, ma il primo cittadino assicurò che la ricostituzione dell'esecutivo sarebbe avvenuta in tempi brevissimi. Invece, sono trascorse oltre due settimane ed il primo cittadino è ancora da solo al timone dell'amministrazione della città, affiancato dai soli dirigenti per quanto riguarda la gestione della cosa pubblica.
Quanto ai consiglieri comunali, un po’ tutti, a vario titolo, mostrano di non gradire. La minoranza ci è andata giù pesante, prendendo come pretesto il caso della refezione scolastica negli asili, prima sospesa e poi, a furor di popolo, ripristinata con l'impegno verbale assunto dal sindaco davanti alle mamme.
Ma è la stessa maggioranza che manifesta malesseri da autentica crisi politica. Basti pensare alla mancata riunione della conferenza dei capigruppo che avrebbe dovuto decidere la data del consiglio comunale sul bilancio, ed invece andata deserta per assenza del numero legale determinata, in particolar modo, dalla defezione del partito di maggioranza relativa, Forza Italia.
Ma non è solo questa la spia delle difficoltà con le quali, quotidianamente, il sindaco sta avendo a che fare nel difficile percorso di ricostruzione della squadra di governo. A complicare ulteriormente le cose, infatti, sono sopraggiunte le inaspettate dimissioni di Pasquale Brescia, consigliere comunale della formazione, da segretario della Puglia prima di tutto, che è proprio partito del sindaco.
Riserbato continua a dichiarare il suo ottimismo circa la capacità di fare sintesi, ma gli equilibri sono sempre più difficile da raggiungere. A cominciare dalla legge del Rio, che dispone la presenza dell'almeno 40 per cento di donne degli esecutivi: a Trani, con una giunta a nove, dovrebbero essere tre, ma questo toglierebbe spazio a tutti, a cominciare proprio da Forza Italia, che, con un documento ufficiale, ha chiesto che tutti gli assessori uscenti (Di Marzio, De Simone, Sotero, Uva) siano riconfermati.
I conti non tornano, ma la città attende che qualcuno, e non importa chi, affronti e risolva i problemi, sempre più impellenti, che si susseguono di giorno in giorno. Diciassette giorni senza giunta: neanche la cabala sembra ci sorrida più.
