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Il restauro dell'ancora ritrovata con i soldi di Palazzo Beltrani: si effettuerà a Roma per 11mila euro

I soldi del restauro dell’ancora recentemente recuperata in mare (e, successivamente, sequestrata ai fini della sua tutela della Procura della Repubblica di Trani, di concerto con il Comune di Trani), mirato al pieno recupero e valorizzazione dello stesso manufatto, saranno imputati al capitolo di spesa di Palazzo Beltrani.

La circostanza farebbe supporre che l’ancora trovi posto proprio lì, nell’androne all’ingresso dello stabile di via Beltrani, ma, al momento, la realtà è che il palazzo avrà meno servizi da offrire, perché, con parte dei fondi ad esso destinati, dovrà finanziare l'opera di restauro dell’ancora. Ad eseguirla, a Roma, sarà la ditta «Carlo Usai», al costo di 11.300 euro oltre Iva.  

A questa definizione si è giunti dopo un lungo processo di desalinizzazione dell’ancora che, dopo il suo ritrovamento e recupero in mare, era stata trasportata presso il cantiere nautico «Trani marina yatching», in via Finanzieri, e tenuta in una vasca che è servita a rimuovere tutti i detriti accumulatisi negli anni. Comune e Soprintendenza avevano avviato un iter per definire una procedura negoziata per il restauro, all'esito della quale la ditta Usai ha offerto il prezzo più vantaggioso.

Il manufatto, risalente al 1400 ed appartenuto, molto probabilmente, ad una galea veneziana, fu scoperto casualmente quasi cinque anni fa a sei miglia dalla costa e 14 metri di profondità, nello specchio d'acqua fra Trani e Barletta, dal sub tranese Umberto Papagno, della società «Nuova oceanus orca». Da quel momento, se ne sarebbe interessato insieme con colleghi ed appassionati.

Nonostante i sei secoli di permanenza in mare, l'ancora si è conservata discretamente bene, ma, per preservarne ulteriormente lo Stato dal momento del suo casuale ritrovamento, si sono messi moto processi virtuosi che hanno consentito, da quel giorno ad oggi, di evitarne l’ulteriore deterioramento.

In questo senso, decisiva è stata l'opera della Procura della Repubblica di Trani, nella persona del capo dell’ufficio, Carlo Maria Capristo, e del sostituto, Antonio Savasta, il quale, subito dopo la denuncia di ritrovamento da parte dello stesso Papagno, avrebbe fatto disporre il sequestro probatorio, eseguito dall’Ufficio locale marittimo di Trani, di quello specchio di mare, e della stessa ancora, per evitare operazioni di qualsiasi tipo che mettessero a repentaglio la tenuta dello storico reperto. Così, dunque, il ruolo della locale Procura, questa volta, non è stato repressivo, ma preventivo.

Quando l’ancora fu riportata alla luce, se ne ipotizzò la conclusione del restauro già per questa primavera, posizionandola poi in piazza Quercia, accanto al momento degli Statuti marittimi. Oggi, peraltro, a parte lo slittamento dei tempi, non è per nulla da escludere una diversa collocazione.


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