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Dieci anni fa chiudeva Ostetricia: da allora, non si nasce più a Trani. Avantario: «Una ferita ancora aperta»

Lo scorso 9 luglio Trani ha vissuto un anniversario di quelli che non si vorrebbero mai annoverare, né ricordare. Ma parlarne può aiutare a comprendere meglio la storia ed evitare che il futuro riservi amarezze come questa, una ferita che tuttora non si rimargina.

Ci riferiamo alla chiusura del reparto di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale San Nicola Pellegrino, ufficialmente avvenuta il 9 luglio 2004. Quel girono furono bloccati i ricoveri, mentre il reparto chiuse ufficialmente il 14 luglio: oggi. Da quel giorno, da dieci anni, non nascono più tranesi a Trani.

Per sopprimere bastò pochissimo. Per riaprire, molto parzialmente, ci vollero anni. Per rivedere nascere qualcuno, ma solo con parto naturale ed in condizioni particolari, servirà ancora tempo, non meglio precisato.

Domenica scorsa, in «Appuntamento con Trani», il dottor Carlo Avantario, che fu uno dei medici di maggior prestigio di quel reparto, e che è stato anche l’ultimo primario della rinata Ginecologia (lo sarebbe tuttora se non fosse andato in pensione) ha rivissuto con noi quei giorni e ripercorso l’importanza di quello che s’è perso, provando anche ad immaginare cosa il futuro ci riservi. Ovviamente, con il consigliere comunale (ed ex sindaco) Avantario s’è parlato anche della recente crisi politico amministrativa e delle prospettive della città.

Come ricorda quei giorni di dieci anni fa?

Con tanto dolore: quando c'era da tagliare sulla sanità, si colpiva sempre Trani. Ma con Ostetricia e ginecologia si andò decisamente oltre. Quel reparto era stato un riferimento importante, per anni, per tutta la provincia. Nascevano almeno 2000 bambini l'anno e si veniva a nascere a Trani perché c'erano tutte le migliori condizioni, compreso il nido. Avevamo tutto a posto dal punto di vista strutturale ed umano, ma la politica ci ha condannato. Il problema è che Bisceglie era e resta insufficiente, e Barletta per tanto tempo non aveva avuto neanche l'ospedale nuovo.

Lei si è battuto per la riapertura della Ginecologia, ma l'Ostetricia non è mai tornata.

Ormai i punti nascita sono Andria e Barletta, e sotto i mille bambini i reparti si chiudono.

Quindi per Trani i giochi sono chiusi?

Se si realizzasse davvero la Casa del parto, si riaprirebbero a certe condizioni, ma si deve cambiare il modo di vedere la natalità: non più ospedalizzazione, ma scelta di avvalersi dei servizi territoriali e fiducia nel parto naturale. Però, ripetutamente sollecitato, il direttore generale risposte ancora non ci ha dato.

Ma la Breast unit di Barletta non è una sovrapposizione della senologia di Trani? E, pertanto, in prospettiva non rischierebbe anche la Ginecologia che la contiene?

In parte. Questo servizio è importante perché racchiude tutti rami della senologia e, quindi, era giusto che la senologia andasse via da Trani. Per il resto, la ginecologia rimane ed è giusto che rimanga a Trani. Però penso alla sala operatoria di Trani: dove è? Finita? Finita e non si apre? E gli anestesisti? Mi fa piacere si sia aperto il Centro polifunzionale territoriale, ma l'assistenza dove sta? Quella ginecologica a Trani, ormai, è carente: il pomeriggio non c'è nessuno.

Ma quante sale operatorie sono previste a Trani?

Tre, ma sono in stand by. Si sarebbero potute utilizzare nelle more dei lavori a Bisceglie,  ma così non è stato. Mancano gli anestesisti e i soldi? Va bene, ma si abbia il coraggio di dirlo.

I maligni dicono che il Cpt sia uno studio medico associato.

No, perché i medici di base hanno orari più ristretti, mentre adesso le possibilità si allargano. Però, se si abbattessero i tempi delle liste di attesa, sarebbe un servizio veramente utile. Ci vedrei bene, nel Cpt, un potenziamento del Cup.

C'è un aneddoto che ricorda di dieci anni fa?

La corsa delle mamme per le ultime nascite, l'umiliazione di lasciarci lì senza gratificazioni, solo attendendo di conoscere dove volessimo andare a lavorare.

E Medicina dello sport?

Un'altra umiliazione. Non vedo nuove prospettive e, credo, il servizio farà sempre più fatica con un cardiologo esterno all'ospedale.

Il nuovo Pronto soccorso?

Ho visto il cantiere, ma ne ignoro i tempi.


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