«Nonostante tutte le buone intenzioni, il segretario generale non ha ritenuto opportuno portarla in consiglio». Così Mimmo Santorsola, capogruppo di Sel, sull’ordine del giorno, in favore dei precari della Polizia locale, presentato a marzo e mai apparso fra i provvedimenti da approvarsi in consiglio comunale.
La delibera proposta da Santorsola, con altri nove consiglieri, forse non sarebbe stata il rimedio, ma avrebbe avuto il merito di aprire un pubblica discussione sull’argomento. «Aveva lo scopo di difendere gli interessi di sedici famiglie ed evitare un inutile aggravio per le casse di un Comune già allo stremo – spiega il consigliere del partito di Vendola -. Invece, per tanti motivi (che non è il caso di discutere ora ), ma, essenzialmente, per la caparbia cecità dei nostri amministratori, il provvedimento non è stato neanche portato all'esame del consiglio comunale».
Santorsola ne rappresenta l’oblio alla luce dei nuovi scenari che si aprono sulle prospettive di tutti i lavoratori precari della pubblica amministrazione.
Il riferimento, in particolare, è alla prospettiva che, tra ottobre e novembre, giunga una sentenza della Corte di giustizia europea che metta con spalle al muro lo Stato italiano. Il giudice continentale può disapplicare la normativa italiana, in quanto in contrasto con la direttiva europea, e procedere alla conversione del contratto a termine, ritenuto illegittimo, da determinato ad indeterminato, oppure risarcire il danno. A quel punto, però, come risarcire tutti i 360mila precari della pubblica amministrazione?
E Trani, a sua volta, come dovrebbe comportarsi? Complessivamente, per tredici operatori a tempo determinato della Polizia locale, il professor Tommaso Germano, loro consulente, ha chiesto un risarcimento del danno di 4.463.336 euro, una somma, che se il giudice dovesse riconoscere, porrebbe le casse comunali a serio rischio di sopravvivenza.
Diversamente, si potrebbe puntare alla conciliazione, ma, come già noto, l'orientamento del Comune è stato di assumere a tempo determinato altri operatori attingendoli, a scorrimento, dalle liste dei concorsi per posti a tempo indeterminato dei comuni limitrofi.
E, come se non bastasse, altri tre agenti a tempo determinato attendono ancora oggi la loro assunzione perché, quelli sì, hanno già beneficiato di una sentenza favorevole del giudice del lavoro di Trani che, altresì, viene richiamata nel ricorso dei loro colleghi a sostegno delle loro richieste.
Pertanto, cosa accadrebbe se la giustizia europea dettasse la linea?
