La pioggia è stata clemente e piazza Quercia, ieri sera, s’è gremita per accogliere Renzo Arbore. Tra curiosi e fan, tra pubblico deluso dall’assenza dell’Orchestra italiana, e gente appassionata ed inchiodata alle prime file per ascoltare il maestro, il primo talk del Trani international festival ha riscosso consenso.
Cinquant’anni di storia della comunicazione raccontati all’ombra della cattedrale, nello scenario del porto turistico, attraverso immagini, rievocazioni e citazioni di colleghi, battute e riflessioni. Ad accompagnare Arbore nel primo appuntamento targato Tif di quest’anno, Fabrizio Corallo, in una lunga, ma interessante intervista.
La storia che cambia, le differenze che si avvertono, la comunicazione che fa il proprio dovere, ma a volte pecca di educazione e risponde alle logiche del mercato, del consenso, dei più.
«Da “Indietro tutta” è cambiato molto - ammette Arbore -. La televisione di oggi stenta a piacermi, con le dovute eccezioni. Molti hanno sostituito l’arte del comunicare con ciò che può piacere e, si sa, è molto più difficile conquistarsi le simpatie del pubblico con l’eleganza, che con l’accondiscendenza».
