«Qui è un inferno, non si può stare». Sono le prime parole della lettera anonima giunta in redazione presso La Gazzetta del Mezzogiorno e riportata in un articolo a firma di Giampaolo Balsamo.
La missiva è giunta il giorno 14 agosto e denuncia lo stato in cui i detenuti sono costretti a vivere giorno dopo giorno scontando la propria pena. «In 30 metri quadrati - scrivono i carcerati - non si può stare in sette persone con sole tre ore d’aria al giorno».
Stando ai dati riportati da Balsamo, ripresi da dichiarazioni ministeriali aggiornate allo scorso 31 luglio, nel carcere di Trani «a fronte dei 229 posti regolamentari, 270 sono i detenuti attualmente presenti, distribuiti nelle due sezioni (sezione «Media Sicurezza» che ospita in sei reparti i detenuti cosiddetti «giudicabili» e la sezione «Italia» con tre reparti che ospita i «definitivi»): un leggero sovraffollamento insomma che, ovviamente, diventa insopportabile quando le temperature esterne crescono».
«Vorremmo farle notare - scrivono sempre i detenuti nella lettera inviata alla redazione del Nord Barese della Gazzetta che i “passeggi” (ovvero le zone destinate al passeggio durante la cosiddetta ora d’aria quando le celle vengono aperte, si esce e i detenuti tra di loro possono socializzare, ndr) - sono 40 metri quadrati a andiamo lì in 42 persone, dove non possiamo neanche passeggiare e muoverci. Neanche i cani sono in queste condizioni!».
«Non esistono educatori - scrivono -, il direttore non esiste e noi non sappiamo più a che Santo rivolgerci. Le ispezioni delle istituzioni si fermano sempre alla sezione “Italia” che sarebbe una sezione prima di tutto nuova, con docce nella cella, “passeggi” enormi e per lo più sono sempre aperti».
Mentre l'Europa ha il fiato sul collo sull'intero territorio italiano sulla situazione carceri, la Puglia è la seconda regione con il sovraffollamento più alto (158,1%), dietro solo alla Liguria, e Trani sembra non offrire un percorso educativo necessario e sufficiente (a detta dei detenuti, nella lettera, mancherebbero anche educatori) per un adeguato ed umano graduale reinserimento nella società.

