«Non si può certo ritenere incapace un'amministrazione che abbia previsto alcuni investimenti finanziati con fondi regionali o statali, i quali poi non sono stati erogati oppure erogati in misura inferiore a quella attesa. Né può esprimersi un giudizio negativo qualora la realizzazione di un programma dipenda da concessioni amministrative o altri fatti burocratici non imputabili all'ente stesso». Questo, ed altro, si legge nella relazione acclusa al bilancio consuntivo 2013 del Comune di Trani, e sembra l’evidente giustificazione del gap che intercorre fra gli stanziamenti del bilancio revisionale e gli impegni assunti.
In altre parole, se si programma con grandi slanci e visioni, e poi si amministra con il freno a mano tirato, è perché intervengono fattori che oggettivamente, non porrebbero l’amministrazione comunale nella condizione di applicare concretamente quelle previsioni. Naturalmente, nella relazione, firmata dal dirigente del settore finanziario, Grazia Marcucci, e dall’ex assessore al bilancio, Michele D’Amore, ben ci si guarda dall’ammettere evidenti criticità insite nella programmazione politica ed amministrativa della città.
Invece, si pone in risalto che «vanno ancora considerate le eventuali variazioni di programma, che potrebbero avere indotto l’esecutivo a conseguire con maggiore enfasi un obiettivo, perché le condizioni si sono rivelate più propizie a discapito di altri obiettivi di minore facilità di conseguimento. È da considerare, altresì – si legge ancora nella relazione al rendiconto -, la necessità di variazioni di programmi per il verificarsi di fattori contingenti o per la consapevolezza di talune esigenze della collettività, che hanno indotto la Giunta a perseguire un programma piuttosto che un altro. Tutte queste considerazioni – conclude il provvedimento - vanno tenute presenti all'atto della valutazione a consuntivo dell'operato dell'amministrazione, al fine di evitare di dare giudizi affrettati e, soprattutto, non corrispondenti alla realtà».
