Sul numero de «Il giornale di Trani» attualmente in edicola, per la rubrica «Ricordi su carta», è presente un pregevole contributo di Luciano Carcereri, presidente della sezione di Trani della Società di storia patria per la Puglia, proprio sulla Torre dell'orologio, oggetti di problemi docuemnti in altro spazio. Armando Perotti, sul «Corriere delle Puglie» del 22 aprile 1921, giura che Bari è stata la prima città della Puglia a dotarsi di un orologio pubblico con campane nel 1604. Ma Trani ne aveva uno fin dal 1473. È, appunto, quello della citata torre. La seconda puntata uscirà sul numero del prossimo 6 settembre.
Ad Armando Perotti Bari non ha dedicato una strada cittadina, ma un lembo del suo territorio, la famosa punta Perotti, una striscia di terra protesa sul mare ad oriente della città. Ora i cittadini baresi, come tutti, conoscono meglio la punta Perotti che il personaggio a cui è intitolata, per via della vicenda del famigerato ecomostro e dell’annoso contenzioso, non ancora concluso, per cui si è giunti nel 2006 alla spettacolare demolizione del complesso edilizio.
Ma Armando Perotti, nato a Bari nel 1865 e deceduto a Cassano delle Murge nel 1924, è senz’altro un poeta e pubblicista pugliese meritevole della più grande attenzione da parte dei Baresi e di tutti i Pugliesi. Ha raccontato, in punta di penna, per oltre un quarto di secolo, sulle pagine dei quotidiani baresi, vicende dimenticate della storia locale e ha descritto, con eleganza pari al suo modo di esibirsi, paesaggi e monumenti pugliesi. D’altra parte l’eleganza della persona è cresciuta insieme allo stile forbito della sua scrittura. Da giovane aveva frequentato i salotti à la page di Roma e Firenze, acquisendo le movenze di un perfetto dandy, e aveva, nello stesso tempo, esercitato la sua vena creativa scrivendo versi e componendo libretti e testi per musica.
L’argomento principale delle sue narrazioni è stata la città di Bari, ma il suo estro narrativo si è profuso anche per discorrere del Salento e di Castro in particolare, dove soggiornava lungamente, soprattutto nei mesi invernali. Ha descritto monumenti e storie di Bisceglie, alla quale era legato anche affettivamente, essendo la città della moglie, Fortunata Consiglio, sposata nel 1911, e di Polignano, città natale della madre, Fulvia Miani. È il caso di ricordare anche l’amicizia molto stretta e la comunanza di interessi, che lo legavano a Frate Menotti, nome d’arte di Menotti Bianchi (Bari, 1863-1924), il caricaturista che ritrasse con ironia mordace la società barese tra la fine del XIX e i primi decenni del XX secolo.
A Trani Perotti era stato sicuramente nell’estate del 1891, ospite di Giuseppe Pàstina, in occasione della Mostra del lavoro tranese, ma non ha dedicato grandi attenzioni alla storia della città degli Statuti marittimi. Una delle poche volte che ciò è accaduto è stato nell’aprile del 1921. Ha intinto la penna nel calamaio per rinvigorire una polemica fra Bari e Trani. Il «Corriere delle Puglie» del 22 aprile di quell’anno ha pubblicato in terza pagina un articolo intitolato, non a caso, Una parentesi. A provocare l’intervento risentito di Armando Perotti era stato un trafiletto di poche righe comparso nella rubrica di corrispondenza con i lettori del settimanale tranese «Le Cronache», giornale dalla vita breve - solo sette numeri usciti nel 1921 -, diretto da Luigi Viesti e Gaetano de Camelis.
Un lettore tranese, che si firmava Ecateo di Mileto, palesemente uno pseudonimo che richiama lo storiografo e geografo dell’antica Grecia, si rivolgeva al giornale locale per contestare l’affermazione fatta da Perotti sul quotidiano barese nel settembre dell’anno precedente. Secondo Perotti Bari sarebbe stata la prima città della Puglia a dotarsi, nel 1604, di un orologio pubblico che, mediante un meccanismo collegato a campane, scandiva il tempo per gli abitanti della città. «Quando venne di Germania, nel 1604, fu l’ottava meraviglia; nessuno aveva visto in Puglia una macchina che suonasse le ore e i quarti».
Ecateo di Mileto, cioè il cittadino tranese rimasto sconosciuto, ovviamente contestava tale affermazione richiamando la lapide con epigrafe posta sopra la porta d’entrata di quello che egli chiama «il campanile di San Donato», ma che dobbiamo indicare più propriamente come la Torre dell’orologio di Trani. Armando Perotti nella sua replica, pubblicata sul «Corriere delle Puglie», ora consultabile anche nella raccolta di elzeviri dell’illustre pubblicista curata da Enrico Lonero, Luigi Sada e Mauro Spagnoletti, Bari dei nostri nonni (Bari 1973), ironizza diffusamente sulla scelta dello pseudonimo effettuata dal suo critico lettore. Dopo di che passa a indicare la fonte della sua informazione circa il primato di Bari rispetto alle altre città della Puglia nel dotarsi di “una macchina che suonasse le ore e i quarti”, cioè di un orologio da sentire più che da vedere. La fonte era La Historia di Bari di Antonio Beatillo, stampata a Napoli nel 1637, la quale a p. 225 parla di un orologio «venuto fin da Germania, che, con grande utilità de’ negozianti, suona l’ore e i quarti, cosa in Puglia non mai più vista». Prosegue ancora Perotti nella confutazione dello pseudo-Ecateo di Mileto considerando come «il Beatillo, nel 1604, aveva trentaquattro anni, età in cui gli occhi e il cervello sogliono perfettamente funzionare. … Se egli dunque mi afferma che sino allora non c’era in tutta la regione pugliese un orologio con soneria, io gli credo e ci giuro sopra».
Se avesse considerato la cosa con un criterio scientifico, il pubblicista barese si sarebbe reso conto che la fonte è sicuramente poco attendibile. Beatillo è cronista coevo dei fatti narrati e aveva tutto l’interesse a tessere lodi sperticate - talora spropositate - nei confronti degli amministratori e degli abitanti della sua stessa città, che erano i primi destinatari del suo libro.
Perotti comunque prosegue la sua esposizione dimostrando di conoscere perfettamente il testo dell’epigrafe posta alla base della Torre dell’orologio di Trani, tanto che, diversamente da Ecateo di Mileto, trascrive correttamente il nome del sindaco del 1473, Spirito de Piccionis. Ma cade in errore quando afferma che «nulla vieta di supporre che a Trani o altrove preesistesse un orologio che mostrava le ore e i quarti, ma non li batteva su bronzo di campana. … per credere all’orologio tranese, con soneria o senza avrei bisogno del documento».
Gli sarebbe bastato fare una gita a Trani o interpellare qualche amico tranese per rendersi conto che il documento esisteva ed era rappresentato proprio dalla Torre di via Porta Antica. Basta guardare la torre da tutti e quattro i lati per accertarsi che non esiste alcun orologio che mostri le ore, ma solo due campane, che, manovrate da un congegno antico quanto la torre stessa, suonavano sin dal 1473 le ore e i quarti secondo un codice dei rintocchi che i nostri avi sapevano interpretare senza difficoltà. Senza contare che la Torre è collocata in una posizione che non favorisce certo la vista di nessuno dei suoi lati; quindi non avrebbe avuto alcun senso un orologio che mostra le ore ai passanti. Se si fosse inteso realizzare un manufatto con tale scopo, si sarebbe scelto per l’edificio uno spazio prospiciente una piazza o comunque aperto, che consentisse la visione stupita del pubblico. L’Europa intera offre una vasta gamma di orologi meravigliosi su torri prospicienti su piazze, lì inseriti per suscitare l’ammirazione e lo stupore dei cittadini e dei viaggiatori.
Prosegue poi l’articolo di Armando Perotti per contestare l’altro rilievo mosso dal nostro Ecateo di Mileto, che riguardava il Teatro “Piccinni” di Bari posto a confronto con gli altri teatri della Puglia. Il primato del Teatro barese rispetto a quello di Trani non è da intendere - dice Perotti - relativamente alla antichità dell’edificio, perché è evidente che quello di Trani antecede il “Piccinni”, ma è un primato di ordine qualitativo. «Se dicessi che, anche oggi, il “Piccinni” è il primo teatro di Bari, non offenderei il vero, perché l’enorme “Petruzzelli” non lo ha punto detronizzato, ed esso rimane, con l’armonia delle ben limitate proporzioni, col sapiente equilibrio degli abbellimenti, con la sua qualità di bene pubblico, col nome glorioso, ma più con la lunga gloriosa vita rimane il nostro Massimo». Su questo argomento nulla quaestio.
La conclusione salomonica della reprimenda di Perotti è un invito ai cittadini tranesi a non essere invidiosi: «Perché mai Trani, che ha tanta storia e tanti documenti della sua grandezza, vuole invidiarci, per bocca d’Ecateo, un orologio ed un teatro? … Trani vanta una gloria che oscura quella di tutte le città pugliesi, e forse di molte altre prossime e lontane; Trani che primamente promulgò gli ordinamenti e la consuetudine del mare». Giusta e sacrosanta considerazione! Ma è proprio sulla scia di questa lunga tradizione, storicamente attestata, di autonomia e fierezza civiche, che si inserisce, nel 1473, cioè quattro secoli dopo la promulgazione degli Statuti marittimi dei consoli in arte del mare, la realizzazione di un edificio che esprime e sintetizza l’approccio alla modernità della Universitas dei cittadini tranesi.
La fine del medioevo si caratterizza anche per imprese semplici, che denotano un diverso modo di concepire la vita. Per le attività quotidiane i cittadini, la nascente borghesia, hanno bisogno di cadenzare il loro tempo in modo più sistematico, rispetto a quello, impostato sui momenti della preghiera, scandito dai campanili delle chiese. Chi lavora, produce e commercia ha la necessità di organizzare la propria giornata utilizzando al meglio il proprio tempo. Non esistevano gli orologi da polso, le meridiane funzionavano solo con il sole, altri congegni atti a segnare le ore erano comunque non immediatamente consultabili. Ecco perché un comune moderno si dotava di uno strumento che valesse a segnare le ore e i quarti d’ora al servizio di tutta la comunità civile, semplicemente con i rintocchi di due campane collegate ad un meccanismo che ne assicurava la regolare cadenza.
Quandoque bonus dormitat Homerus! Talvolta anche il buon Omero sonnecchia, diceva Orazio. Anche il poeta della Puglia aveva preso un abbaglio, cent’anni fa. La comunità di Trani si era dotata, centotrentuno anni prima di Bari, di un moderno orologio costruito all’interno di una torre, la più alta della città, dopo il campanile della Cattedrale, per scandire, a beneficio di tutti gli abitanti della cinta urbana, il tempo che scorre inesorabile e che, frazionato, consente di assolvere più adeguatamente i doveri e le incombenze della vita quotidiana.
(Continua)
Luciano Carcereri storiapatriatrani@gmail.com
Fotografie di Ruggero Piazzolla
La caricatura: Perotti visto da Frate Menotti, «La Gazzetta di Puglia», 16 lug. 1922.



