«L’Amiu di Trani dalle analisi periodiche, effettuate in autonomia, ha rilevato che alcuni parametri di un solo pozzo-spia superavano i limiti previsti e ha dato tempestivamente notizia agli Enti interessati, compreso l’Arpa Bat e l’ufficio servizio rischi industriali della Regione Puglia».
Così il Vicepresidente del Consiglio Regionale Nino Marmo commenta le notizie degli ultimi giorni. «L’ufficio rischi industriali –prosegue- ha provveduto con diffida ad autorizzare lo spurgo del pozzo, obbligando ad inviare l’acqua prelevata a depurazione ed imponendo quotidianamente a fare effettuare le anali dell’acqua di tale pozzo. Tutti i Comuni che smaltivano a Trani hanno continuato a farlo in quanto quell’accordo sottoscritto fra gli Ato di Ba Bat e Fg portava soltanto soldoni agli impianti gestiti dall’Amiu Bari e dalla Daneco di Giovinazzo che, non avendo celle a disposizione l’ordinanza n. 7, aveva derogato la digestione in cella da quindici giorni a sette giorni e portando alla discarica di Trani il rifiuto secco non biostabilizzato ed il rifiuto umido biostabilizzato».
«In parole povere, l’accordo prevedeva di smaltire alla discarica di Trani il 70% di rifiuto non biostabilizzato proveniente complessivamente da oltre trenta Comuni ed il 30% di rifiuto Biostabilizzato. Pertanto, l’accordo triplicava il costo dello smaltimento finale dei rifiuti per tutti quei Comuni che abitualmente conferivano il rifiuto alla discarica di Trani ma senza risolvere il problema ed ignorando, come dice Losappio, Leggi e disposizioni nazionali. La Regione Puglia in questo modo ha cercato di occultare le carenze di una politica ambientale fatta soltanto di rinvii e non ha creato gli impianti a tecnologia complessa per una corretta gestione di rifiuti solidi urbani».
«Molti Comuni della BAT e non solo –conclude- conferiscono il rifiuto organico della raccolta differenziata all’unico impianto disponibile di Lucera (sarebbe interessante fargli visita)».
