La patata bollente è passata nelle mani del Comune di Trani e, segnatamente, dell'Ufficio servizi sociali. Allo stesso indirizzo, più volte, i senzatetto che per mesi hanno dormito nella stazione ferroviaria si erano rivolti, invano, nella speranza di trovare una sistemazione, eventualmente posta loro a disposizione dalla civica amministrazione: il denominatore comune è che non ci sono locali, e quindi soluzioni, neanche adesso che ci si trova nel momento di massima emergenza.
Così, da lunedì sera, i senza fissa dimora si ritrovano per strada o si arrangiano altrove. Di sicuro, sono fuori dell'atrio e della sala d'aspetto della stazione ferroviaria, blindati dalle 21 alle 6 per motivi di sicurezza ed igiene pubblica.
Nei mesi scorsi, nel migliore dei casi, erano stati ospitati a turno, ma per un tempo ristretto, presso il centro Jobel dell’associazione Promozione sociale solidarietà, i cui posti letto, però, sono preliminarmente riservati a cittadini con disagio mentale.
Loro vivono un disagio esclusivamente sociale, quantunque profondo, e sono stati sempre monitorati dal competente ufficio comunale, come pure dalle forze dell'ordine che periodicamente hanno effettuato controlli in stazione identificando i presenti.
Adesso però, le porte si sono chiuse e l’alternativa ancora non c'è. « È giusto impedire la consueta permanenza notturna di persone nel salone della biglietteria e nella sala d'aspetto della stazione ferroviaria – riconosce il responsabile delle politiche sociali di Sel, Rino Negrogno -, però, oltre alla questione che tanto ci preme di carattere igienico sanitario e sicurezza pubblica, vi è quella non meno importante della dignità di queste persone meno fortunate di noi. Considerando che per loro, quella di vivere nella stazione non è una scelta piacevole, ma obbligata, e considerando che sono, per lo più, persone senza dimora, è nostro dovere – conclude Negrogno -, dovere di questa amministrazione, garantire loro una sistemazione dignitosa».

