«C'è tanta ignoranza alla base di comportamenti discriminatori. Quei bambini non costituiscono pericolo per alcuno e sono contento che vadano a scuola, invece che dedicarsi ad altro. La strada per l'integrazione è ancora lunga». Così Fabrizio Ferrante, presidente del consiglio comunale, in merito al presunto caso di discriminazione avvenuto in una prima classe del quarto circolo.
Nelle ore precedenti alla diffusione della notizia, anche l'ex consigliere provionciale Carlo Laurora era intervenuto in favore del bambino rom: «Non mi spiegavo tanto allarmismo e, soprattutto, mi immedesimavo nel povero bambino, percepito come una fastidiosa presenza se non addirittura come un pericolo. Ho cercato con lo sguardo tra i bambini sperando di poterlo scorgere per gli abiti sdruciti o perché magari sporco e malnutrito. Nonostante il mio impegno non sono riuscito a distinguerlo: c'erano soltanto bambini bellissimi ed erano tutti ordinati, puliti e disciplinati. Ad un certo punto ho scorto un bimbo che, con gli occhi bassi, forse anche un po' tristi, si allontanava mestamente e raggiungeva la sua mamma nelle retrovie. Era, in effetti, una mamma diversa, lontana dalle altre mamme, isolata ed in disparte, quasi quasi attenta a non disturbare. In quel momento ho capito chi era quel bimbo: era lui il bimbo rom. Un bimbo identico a tutti gli altri, indistinto tra i bimbi festanti, fiero del suo grembiulino e del suo zainetto. Ho riconosciuto la sua mamma, dignitosa ed elegante con gli abiti tipicamente rom che fugavano ogni mio dubbio: era una mamma silenziosa orgogliosamente silenziosa. Era una mamma felice, felice per il suo bimbo e per il suo futuro».
