A distanza di quasi due anni, la giunta comunale pone rimedio all'ennesima dimenticanza o, in ogni caso, incongruenza che ha rischiato, e potrebbe tuttora far rischiare, il pagamento di una somma a carico della collettività per distrazioni altrui.
Ci riferiamo, in particolare, all’opposizione ad un decreto ingiuntivo, emesso dal Tribunale di Trani nel 2012, su istanza del ex consigliere comunale Giuseppe Claudio Erriquez, per l’asserito omesso pagamento delle spese legali rivendicate a seguito di assoluzione in un procedimento penale.
La giunta comunale ha dovuto, solo oggi, ratificare e confermare la determinazione dell’ex segretario generale, Pasquale Mazzone, approvata il 30 novembre 2013. Infatti, il difensore di Erriquez l'avvocato Luigi Chiarello, aveva eccepito la mancanza della previa deliberazione della giunta in merito all’opposizione al decreto ingiuntivo.
Così, proposta dell'assessore al contenzioso, Fabrizio Sotero, con un provvedimento emanato il 19 settembre 2014 l’esecutivo ha approvato di «autorizzare a sanatoria, e con efficacia confermativa, tutto quanto già disposto con determinazione dirigenziale della seconda ripartizione», nella persona del già citato dottor Mazzone, che, all’uopo, aveva conferito l'incarico di impugnare il decreto ingiuntivo all’avvocatura interna.
La storia parte, come dicevamo, da un decreto ingiuntivo notificato al Comune di Trani, l’8 gennaio 2013, dall'avvocato Luigi Chiarello, in nome e per conto di Erriquez, per ottenere il pagamento della somma di 20mila euro quale saldo del rimborso delle spese legali sostenute dallo stesso ex consigliere comunale a seguito del proprio coinvolgimento in un procedimento penale del 2004.
Ad Erriquez venivano contestati, in concorso con altre persone, una serie di capi di imputazione relativi ad una gara d'appalto riguardante la darsena comunale. Peraltro lo stesso fu poi totalmente prosciolto all'esito della vicenda giudiziaria.
Erriquez, che s’era avvalso del patrocinio dell'avvocato Giuseppina Chiarello, aveva richiesto un rimborso delle spese legali di 65mila euro. A tale richiesta seguivano «una serie di scambi epistolari – si legge nell’odierna determinazione - aventi per oggetto richieste di integrazioni documentali, al fine di predisporre un’adeguata istruttoria e valutare la sussistenza dei presupposti di legge per procedere alla liquidazione del rimborso ed alla valutazione della congruità dello stesso, autocertificazioni sulle attività difensive svolte, sulle tariffe applicate, proposte di riduzione dell'importo rivendicato da Erriquez».
Alle proposte di riduzione Erriquez si rese disponibile comunicando, il 31 marzo 2011, il ridimensionamento della sua richiesta a 55mila euro ed autorizzando il rimborso in due rate: la prima di 35mila, da corrispondere entro il 10 aprile 2011; il saldo, da 20mila, entro il 10 settembre 2011.
Il 5 aprile 2011 il dirigente della seconda ripartizione dell’epoca, Luca Russo, con propria determinazione, riconosceva ad Erriquez il diritto di vedersi rimborsate le spese legali sostenute, secondo quanto era stato concordato. Il 26 aprile, però revocava la propria determinazione «a causa dell’insostenibilità della spesa».
Sulla base di questo scenario, Mazzone aveva ritenuto che «a seguito di tale revoca, non era più giuridicamente possibile procedere al pagamento, poiché è notorio che, con la revoca in autotutela, gli effetti dell'atto revocato cessano “ex nunc” e, quindi, anche l'impegno di spesa era stato travolto sostanzialmente dal sopravvenuto provvedimento, necessitandosi quindi, per procedere nuovamente alla liquidazione, quanto meno di un nuovo provvedimento che disponesse la stessa liquidazione».
Il segretario generale uscente, peraltro, non riteneva di riscontrare un nesso fra i fatti contestati e l’attività consiliare di Erriquez, che, dunque, quantunque assolto con formula piena, non avrebbe avuto diritto al rimborso delle spese in quanto pubblico amministratore.
Per questi motivi, il dirigente aveva determinato di opporre, innanzi al Tribunale di Trani, il decreto ingiuntivo per la somma di 20mila euro. Ma, come detto, mancava la delibera di giunta, aggregata agli atti solo adesso.

