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Trani, la vertenza di Villa Dragonetti è senza fine: rientrano quindici dipendente, ne restano fuori ancora ventiquattro. Usppi sul piede di guerra

Se schiarita doveva esserci, è stata a metà. Forse anche meno. Infatti, a Villa Dragonetti, tornano a sperare quindici dipendenti, ma il futuro resta tutt’altro che roseo per ventiquattro. E 24, ottobre, è diventata, simbolicamente, la data della nuova assemblea dei lavoratori che il sindacato Usppi ha già convocato per discutere la situazione con gli interessati e valutare le successive azioni da intraprendersi.

La nuova, ennesima svolta sula lunga vertenza della casa di riposo e protetta di Trani è nata all’esito di un incontro, tenutosi in Regione, tra l’amministrazione di Villa Dragonetti, rappresentata da Suor Carmela Serafina Avigliano, in qualità di legale rappresentante, il dirigente facente funzioni, Michele Galentino, il dirigente regionale del Servizio programmazione sociale ed integrazione, Annamaria Candela, ed una delegazione del Comune di Trani.

All’ordine del giorno, «lo stato di crisi della gestione dei servizi della struttura di Villa Dragonetti», fa sapere il segretario regionale dell’Usppi, Nicola Brescia, da anni artefice di una battaglia «per denunciare la gestione allegra della struttura, con gravi ripercussioni sia sui dipendenti, che da circa tre mesi non ricevono lo stipendio, sia sui pazienti, che giornalmente ne subiscono le relative conseguenze».

Ebbene, sempre secondo quanto riferisce il sindacato, «l’incontro si à concluso con la promessa, da parte della Regione, di concedere ulteriori trenta posti letto, così da aprire un altro modulo della struttura residenziale, in aggiunta ai settanta posti letto attualmente autorizzati, compartecipando all’investimento che Villa Dragonetti farà per ristrutturare la parte di struttura che ospiterà i posti letto aggiuntivi».

E questa sarebbe la buona notizia, cui s’accompagnerebbe, però, quelle meno gradevole: «La proprietà ha dichiarato di avere un esubero di 39 unità. Per gestire gli attuali 70 posti letto attualmente funzionanti sono necessarie solo 40 unita. L’attivazione di un nuovo modulo da 30 permetterebbe di riassorbirne 15, ma resterebbero a casa le restanti 24 unità. Ci chiediamo, allora, come sia possibile licenziare 24 lavoratori, incolpevoli di tale crisi – scrive il segretario territoriale dell’Uspp, Lucia Paradiso -, con il benestare di una Regione Puglia che si è limitata solo a compartecipare  alla ristrutturazione di una parte della struttura per garantire, nel migliore dei casi, il reintegro di quindici persone, scaricando su Asl Bt e Comune di Trani il destino degli altri ventiquattro, con relative famiglie».


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