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Trani, chiusa per una decina di giorni la mensa Caritas: causa problemi tecnici. Giovedì sarà riaperta

Almeno un pasto caldo al giorno. La filosofia della mensa Caritas cittadina è questa e da qualche anno è al servizio della città coprendo un'esigenza di 35-40 utenti al giorno con picchi di almeno 60 persone in alcuni periodi. Da oltre una settimana la mensa però è chiusa per motivi tecnici. Abbiamo contattato la responsabile della sezione Caritas cittadina, Giusy Venuti, la quale ci ha fatto sapere che sono riusciti a trovare il modo per riaprire le porte già da questo giovedì.

«Il nostro vero problema è che siamo soli, non abbiamo sostegni economici dalle istituzioni. Dobbiamo basarci sulle nostre forze, su quanto possiamo attingere dall'8x1000 e su rare donazioni che comunque costituiscono davvero poca roba».

Il capitale umano: i volontari

La vera forza della mensa Caritas restano i volontari che coprono l'apertura della mensa con dei turni. Arrivano dalle parrocchie, danno disponibilità per cucinare o servire, o prestano servizio per le "grandi pulizie" necessarie almeno una volta ogni quindici giorni. «È un luogo in cui si mangia e non è una sola famiglia ad usufruirne, quindi per evitare problemi igienici dobbiamo obbligatoriamente pulire tutta la struttura con delle cadenze» ci spiega Giusy.

Non solo apolidi, almeno il 50% è gente con origini italiane

«Non abbiamo un calendario né una lista all'ingresso, la porta è aperta a chiunque e da sempre». Il responsabile mensa, Nicola Cortellino, persevera nella filosofia con la quale è nata la mensa cittadina: un luogo dove poter fruire di almeno un pasto caldo al giorno. Don Raffaele Sarno, all'epoca parroco di San Giuseppe, ottenne un finanziamento grazie all'8x1000, con il quale riuscì a coprire le spese per l'attrezzatura che serviva alla mensa. I fruitori della mensa non hanno colore né bandiera, sono tutte persone bisognose che possono usufruire del servizio. Almeno il 50% è costituito da persone con origini italiane se non tranesi, per il resto sono apolidi o tunisini, arabi o marocchini. Buona parte di queste persone però, è già stabilita a Trani da anni. Tra i fruitori fissi vi sono gli "sfrattati" dai locali della stazione. Di loro ha parlato Il Fatto Quotidiano.

Marino, prima panchina della piazza

Abbiamo chiesto ai responsabili della Caritas se vi fossero in corso aiuti o progetti per il "diritto alla casa" degli sfrattati dai locali della stazione. Una decina circa gli uomini (ed una-due donne che sporadicamente riposavano in quegli stessi locali) che hanno perso l'unico riparo che avevano. Ora, dovendo essere reperibili, hanno "residenze" fittizie per la Questura: prima panchina della piazza, panchina nei pressi della fontana, portici, piazza Cittadella, et cetera. Ad oggi non vi sono le strutture adeguate per accoglierli, né le "sovrastrutture". La soluzione per loro potrebbe risiedere nella vicina Barletta o, addirittura, in un dormitorio nei pressi di Margherita di Savoia. La Caritas cittadina sta lavorando ad altri progetti nei locali del Sacro Cuore, impiegando forze umane ed economiche.

Una mensa più grande? Oggi la spesa porta via 900 euro al mese

Forse una mensa più grande potrebbe essere gradita e accoglierebbe ancora più gente ma per il momento non si intravede all'orizzonte la possibilità di realizzazione. I costi sono eccessivi, nonostante l'utilizzo degli alimenti Agea, l'aiuto nella distribuzione di alimenti da parte dell'Europa, il costo mensile della spesa per coprire le 35-40 utenze medie è di 900 euro al mese. Gli alimenti Agea costituiscono soltanto il 30% della spesa totale mensile. Se c'è una cosa che i volontari ed i responsabili chiedono alle istituzioni è quella di rendersi conto che la mensa Caritas non è un servizio ai cattolici, non è un "servizio per la Chiesa", è un servizio per la città che giorno dopo giorno continua a farne sempre più richiesta.

d.d.


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