«È fondamentale lasciare le bocce ferme fino a nuovo ordine. Il rischio, infatti, è che Trani disponga di una struttura qualificata di pronto soccorso ma, al cuo interno svolga mere funzioni di pronto intervento. Il servizio, invece, passerebbe ad un ospedale di Bisceglie che, nel frattempo, non avrà neanche le sale operatorie pronte, con la conseguenza che i pazienti diventino autentici pacchi postali».
Così ilsindaco, Gigi Riserbato su ospedale di Trani e pronto soccorso. Se ne parla stamani, in sala giunta, in una conferenza stampa presieduta dal primo cittadino, con gli interventi di addetti ai lavori, rappresentanti del comitato civico L328 ed esponenti sindacali dell’ospedale.
Nel corso dell’incontro, fra i vari temi legati al futuro del San Nicola Pellegrino, si forniscono i numeri reali delle prestazioni fornite dal pronto soccorso di Trani nell’ultimo anno, in una sorta di «operazione verità».
Le cifre esposte durante l'incontro parlano di oltre 10mila accessi al Pronto soccorso di Trani, da gennaio ad ottobre. Il sindaco afferma anche «di avere chiesto con forza di essere ricevuto dall'assessore regionale alla sanità, Pentassuglia: «L'ho fatto con nota fax, e adesso chiederò di essere presente con il presidente del comitato L328, Raffaella Di Lernia».
Intanto, solo stanotte, si sono verificati quindici accessi al Pronto soccorso, di cui due con codice rosso.
Nel frattempo l'obiettivo è una moratoria, che sospenda ogni tipo di provvedimento in itinere. «Anche perché - è stato detto nella conferenza stampa - nel marzo 2015 ci saranno le elezioni regionali e, da quelle, scaturiranno nuove linee guida. Non avrebbe senso, pertanto, mettere mano oggi alla sanità che, con maggiore calma, potrà pianificare il nuovo organo di governo della Regione Puglia».
Nel frattempo, da oggi, nello stesso presidio si insedia la dottoressa Acquaviva, «ginecologa molto stimata – ha detto Riserbato -, che salutiamo con molta speranza affinché ponga le basi per ridare vigore ad un reparto di Ginecologia che torni, presto, ad avere parti. Certo, se si sbloccasse almeno la Casa del parto, già sarebbe un bel passo avanti».
Il primo cittadino, poi, ha chiuso battendo i pugni: «Se ci prendessero in giro, ci rivolgeremmo alla Procura presso la Corte dei conti».



