«Serve del metadone? Non ci sono problemi: lo rubiamo dall’ospedale e te lo procuriamo. Vuoi qualcosa di leggero? Ci vediamo in villa, avrai l’imbarazzo della scelta. Non vuoi dare nell’occhio? Tranquillo, ti portiamo la roba a casa». Tutto questo, detto in codice, a vario titolo e tante volte, rappresnetava la struttura portante di quello che accadeva fino a ieri a Canosa, ormai diventata un centro in cui la droga fluiva, su richiesta, un po' ovunque, pronta ad espandersi sempre più e meglio anche altrove.
Pertanto, l'intervento di Polizia di Stato e Procura di Trani è parso quanto mai tempestivo per bloccare sul nascere un'ulteriore estensione di un disegno criminoso che avrebbe certamente accresciuto la forza dei gruppi spazzati via da «Piazza pulita», nonché alimentato l’apprensione di un territorio che da ieri, invece, si sente decisamente più sereno.
«Spicca soprattutto la capacità investigativa di un Commissariato piccolo, ma efficiente come quello di Canosa – ha dato atto il Procuratore, Carlo Maria Capristo -, che, in stretta sinergia con la Squadra mobile di Bari e con quest’Ufficio, ha saputo tenere la barra dritta anche nei momenti di maggiore difficoltà, soprattutto dopo l’attentato ad un loro ispettore. Quell’episodio, peraltro, ha rafforzato la determinazione del gruppo e, oggi, ne constatiamo con soddisfazione i risultati».
Secondo il capo della Procura di Trani «lo spaccio non era ancora organizzato in maniera industriale, forse presentava tuttora alcuni aspetti rudimentali, ma era molto consistente e diffuso. E poi, non avremmo potuto tollerare oltre il giro di minorenni che, nella villa comunale, assumevano sostanze in maniera consistente e continuativa. Certo, di là passavano le droghe leggere, ma nel resto del territorio se ne trovavano di pesanti, senza dimenticare la capacità di questi sodalizi di autofinanziarsi con furti, spesso ingenti, anche fuori sede. Se non si fosse interventi per tempo, tutto questo sarebbe giunto a livelli più alti e pericolosi, e per questo ringrazio il signor Questore e la Polizia di Stato per l’ottimo lavoro svolto».
Un lavoro «perfettamente sinergico, oltre che certosino – ha posto in risalto il Questore, Antonio De Iesu -. Avere denominato l’operazione “Piazza pulita” è il segno di due aspetti centrali: il primo è rappresentato dagli ingenti sequestri operati, segno di quanto florido, ormai, fosse diventato questo mercato illecito; il secondo dalle intimidazioni all’ispettore, dimostrazione del livello di pericolosità di gruppi che avrebbero sfidato lo Stato senza timore alcuno».
Non può passare inosservata la nutrita presenza femminile nei due sodalizi disarticolati: «Le donne tenevano i conti e spacciavano pure, se necessario – fa notare il capo della Squadra mobile, Luigi Rinella -, ma erano anche loro abili registe dei movimenti dei pusher a domicilio, ormai sempre meglio organizzati per disorientare le forze dell’ordine nel solco del nuovo filone della vendita della droga porta a porta, utilizzando messaggi in codice che, però, anche noi abbiamo imparato a decodificare sempre meglio».
