Incalzato da Mimmo Santorsola, Carlo Avantario ed un pubblico in parte molto bellicoso, l'ex assessore regionale alla salute, Giovanni Attolini, che è tornato a svolgere il ruolo di dirigente dell'Agenzia regionale della sanità, non ha fatto una piega presso la sede di Sel, per chiarire che le trasformazioni in atto presso l'ospedale di Trani sono comuni a tutta la sanità italiana.
In ogni caso, per Trani non dovrebbero esserci allarmismi di sorta: quella del pronto soccorso dovrebbe ridursi semplicemente ad una questione di terminologia, perché anche il futuro punto di primo soccorso continuerà, di fatto, a lavorare come un pronto soccorso.
«Intanto non vi è alcuna guerra di numeri – precisa Attolini -, ma un processo di riorganizzazione del sistema sanitario che sta avvenendo in tutte le regioni d'Italia che hanno attraversato il piano di rientro dai vari debiti e sforamenti di patti di stabilità. Quello che sta venendo è uno spostamento dell'assistenza sanitaria dagli ospedali, che devono essere i luoghi di cura dei fatti acuti, all'assistenza territoriale. Se accettiamo questa trasformazione, è evidente che nessuna decisione sarà presa senza che vengano consentite le condizioni di garanzia di assistenza minima circa l’erogazione dei servizi».
Quanto ai numeri sui quali si fonda il declassamento del pronto soccorso di Trani, «non li abbiamo dati noi. Esistono delle leggi nazionali, la prima delle quali è il regolamento dei requisiti strutturali e tecnologici approvato dal ministro Balduzzi, due ministeri orsono, e tutte le regioni vi si devono conformare: dimensioni di un ospedale; strutture previste all'interno; bacini di utenza: numero di prestazioni. Questi numeri sono stati riportati nel Patto della salute, che è legge ed è stato recepito in un’intesa fra governo e regioni e deve essere osservato da tutte le regioni. Affermare questo, però, non vuol dire che scompaia l'assistenza e l'attenzione nei confronti dell’emergenza-urgenza. Non voglio dire che sia soltanto una questione di terminologia, ma affermare un pronto soccorso si trasformi in un punto di primo intervento non vuol dire, che soffochiamo l’assistenza, ma la organizziamo in maniera diversa».


