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Ospedale di Trani, Santorsola (Sel): «Da 400 a 70 posti letto». Avantario (Pd). «E non abbiamo neanche una risonanza magnetica»

Tra l'incudine ed il martello. Così si è trovato Giovanni Attolini, già assessore regionale alla salute (tornato a svolgere l'incarico di dirigente dell'Agenzia regionale della sanità, che ricopriva anche prima della chiamata nella giunta del governatore Vendola), in occasione dell'incontro tenutosi nei giorni scorsi, a Trani, presso la sede di Sinistra ecologia e libertà.

Due consiglieri comunali particolarmente battaglieri sul campo della sanità, Mimmo Santorsola (capogruppo del partito di Vendola) e Carlo Avantario (già sindaco di Trani e consigliere del Partito democratico) non l’hanno mandata a dire e hanno incalzato duramente il loro interlocutore.

Santorsola ha lamentato la progressiva perdita di reparti e servizi dell'ospedale San Nicola Pellegrino, prospettandone anche un'ulteriore cura dimagrante nel giro di pochi anni. Avantario, per quanto si mostri apparentemente più mite e moderato, è anch’egli particolarmente aggressivo nel porre in risalto la carenza, addirittura, di servizi essenziali, al di là dei posti letto che, ormai, si conterebbero quasi sulle dita di una mano.

«Non possiamo più permetterci l'ospedale di una volta – ha esordito santorsola -, ma i posti letto, da 400, sono arrivati agli attuali 70. La gente ha protestato, ma non più di tanto, e questo è lo scenario attuale. La caduta più grave è stata quella di Ostetricia, e qualcuno, dieci anni fa, ne gioiva pure. Poi tutti gli altri reparti, fino ad oggi, con Rianimazione che ha già un piede fuori della porta. Avremmo dovuto pretendere una rete assistenziale dignitosa – è il rimpianto del consigliere, che è anche responsabile del servizio di Oncologia del San Nicola Pellegrino - , ma ci siamo persi nelle polemiche sterili. Il centro trasfusionale diventerà punto di raccolta, il laboratorio analisi sarà declassato e, quando andrò via io, fra pochi anni, non sarà rimasto pressoché nulla».

Per Avantario, «purtroppo la sanità non è solo l'ospedale. Le trasformazioni sono state enormi e ne impongono una visione diversa. Le pediatrie scompaiono perché i bambini si possono curare a casa. E, così, molte altre patologie. Ma quello che è accaduto a Trani non è accaduto altrove: si sono chiusi i reparti e non si sono aperti i servizi, continuando però a sperperare risorse. Abbiamo tre sale operatorie pronte e non funzionanti, la casa del parto mi suona, ormai, come una presa in giro e, intanto, in Radiologia non c'è ancora una risonanza magnetica. Ma perché dobbiamo elemosinare persino queste cose?».


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