Quel «9 corto», con proiettili calibro 7,65, per chi indaga sui fatti di cronaca in città, è una doppia denominazione già tristemente famosa. Lo stesso tipo di pistola e proiettili infatti, furono utilizzati per uccidere Otello Bagli la sera del 29 ottobre 2013.
Sarà una mera coincidenza, ma proprio le stesse munizioni, sabato notte, hanno perforato i vetri di un portone in via Togliatti, davanti a quale, la sera precedente, erano bruciate tre auto. Mentre la Polizia indaga in maniera sempre più serrata, mantenendo ovviamente il massimo riserbo sugli sviluppi degli accertamenti in corso, proprio un sindacato della stessa Polizia, il Consap attraverso il segretario provinciale, Uccio Persia, pone in risalto il problema della sempre più critica questione sicurezza a Trani e nel territorio: «Verrebbe da affermare che la sicurezza sia andata in vacanza – esordisce Persia -, ma questo, forse, è il risultato della spending review, che si traduce in carenza di mezzi ed uomini e che, in provincia, si fa sentire più che nel capoluogo».
Secondo i dati in possesso del Consap, «soprattutto Trani ha sempre meno personale: quello che va in pensione non viene rimpiazzato, quello in servizio ha un’età media di 40 anni. Ci vorrebbero nuovi maggiore interesse da parte delle istituzioni. Certo, vedere a Trani s’è tornati a sparare fa rabbrividire, se solo pensiamo che è passato circa un anno da quando si sparava sia in periferia, sia in pieno centro, passando dagli atti intimidatori all’omicidio di Pino Bagli, una ferita aperta nel cuore della città – commenta Persia – che, ad oggi, non ha ancora un responsabile».
Secondo il Consap, «I cittadini sono esausti. La sicurezza del territorio è a rischio e le istituzioni devono dare risposte. Senza dimenticare la recrudescenza del fenomeno droga e di furti, anzi prelievi di auto – scrive Persia -, giacché ci sono zone della città in cui, quotidianamente, le vetture vengono portate via, trainate da altre vetture. A nostro avviso – conclude Persia - vanno riorganizzate le forze sul campo, approntando un piano di sicurezza sul territorio che al momento, probabilmente, è inadeguato».

