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AGGIORNATO. Bimbo iperattivo in classe, i compagni non entrano a scuola. Dopo i rom, nuovo caso alla Beltrani

Diciotto bambini, su diciannove di una classe non entrati, ieri mattina, per volere dei genitori: l'unico alunno regolarmente presentatosi a scuola, un bimbo iperattivo, ha così avuto un malore perché ha compreso, in questo modo, che il “gran rifiuto” degli altri compagni di classe sarebbe avvenuto a causa sua.

E, così, alla scuola elementare del quarto circolo didattico Beltrani, in via La Pira, siamo in presenza di un nuovo caso di presunta discriminazione, dopo quello che, recentemente, aveva riguardato il difficile rapporto di coesistenza fra quattro alunni e due bimbi rom in una classe prima.

Ieri, però, è stata un'intera seconda a non presentarsi, manifestando, in questo modo, la difficoltà di gradimento che i bambini e/o le loro famiglie avrebbero di questo piccolo, di 7 anni, affetto da accertati problemi di iperattività. Tanto è vero che, intorno all'alunno, ruotano tre figure professionali: un'insegnate di sostegno; un'assistente specialistica di una struttura convenzionata; un'assistente specialistica di famiglia.

Nei giorni scorsi vi era stato un confronto fra docenti e familiari sul caso, ma pareva si fosse giunti ad una soluzione improntata al buon senso, per evitare di arrecare all’alunno un doppio svantaggio. Ha sorpreso, pertanto, la decisione maturata ieri, e, allo stato, neanche è dato conoscere quale sarà il comportamento delle famiglie sia oggi,sia nei prossimi giorni.

Quando era sorto il caso del bimbi rom nell’altra classe, l’istituto aveva assunto una posizione di massima fermezza nei confronti delle famiglie refrattarie: “Gli alunni, da qui, non si muovono – aveva detto il dirigente scolastico, Gaetano Scotto -. Piuttosto, trasferite voi i vostri figli altrove”. Il risultato, infatti, è stato che quei quattro bambini si sono iscritti ad altro circolo didattico, mentre gli altri hanno serenamente accettato la presenza in classe degli apolidi, intorno ai quali la scuola aveva fatto quadrato.

Sembra di capire, pertanto, ed in coerenza con quanto accaduto in quell’occasione, che anche in questa circostanza l’istituto tutelerebbe l’alunno iperattivo, salvaguardando l’anello debole della catena.

Ma cosa sarebbe accaduto di così grave da determinare una tale frattura fra scolaro e resto della classe? A quanto s’è appreso,si tratterebbe di un bambino intelligente, partecipe e socievole, il cui problema, peraltro, si manifesterebbe soprattutto se sollecitato in maniera impropria o provocato. Non sarebbe da escludere che vi sia stato qualche scambio di venute fuori delle righe con altri compagni, alzando anche le mani, come pure il danneggiamento di oggetti e/o suppellettili. Ma si sarebbe trattato di casi isolati, in un contesto che sarebbe di massima tutela dei diritti reciproci dell’alunno con disagio e degli altri che interagiscono con lui.

Ma ieri, all’improvviso, una classe s’è svuotata di alunni e riempita di interrogativi: davvero non è possibile, nella scuola odierna, tollerare il diverso ed aiutarlo a farlo sentire parte della comunità, anziché escluderlo? E questa scelta, poi, dipende più dal reale vissuto dei bambini o dal sentito dire e preconcetti  dei genitori, che pure non vivono in prima persona la realtà di classe?

Le risposte non tarderanno ad arrivare. Alle 8.20 di stamani, seconda campanella e ci si conterà di nuovo: in gioco c’è molto più che un secondo giorno consecutivo di assenza.


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