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Altamura, il giorno dopo: l'allenatore del Trani non si nasconde. E la società, cosa farà?

Benni Costantino ha un grande pregio, che si chiama onestà intellettuale: mai nascosti i problemi, mai accampati alibi.

Cosa, pertanto, avrebbe potuto dichiarare dopo la sconfitta di ieri ad Altamura? «Che la loro vittoria è pienamente legittima. Sapevamo di affrontare una questa che dimostrata anche migliore di quella che si diceva. Adesso bisogna capire dove arrivino i loro meriti e dove inizino i nostri demeriti».

La razionalità di Costantino fa sì che l’allenatore eviti di soffermarsi più di tanto sugli episodi che, in ogni caso, hanno deciso la partita: l’occasione sbagliata da Quercia in apertura di ripresa e, soprattutto, un rigore apparso netto, a differenza dell’espulsione di Sansonna per fallo da ultimo uomo: «Alessandro è un ragazzo molto onesto e sincero – fa sapere il tecnico – e mi ha detto di non averlo toccato, l’occasione di Quercia c’è stata, ma è stata sporadica. Io devo giudicare la prestazione, e mi tocca riconoscere che non c’è stata. Abbiamo sbagliato l'approccio alla partita e abbiamo fatto fatica per quasi tutta la gara».

A questo punto, dobbiamo parlare di Trani presuntuoso? Oppure cominciano a venire fuori i limiti di una squadra stanca perché la rosa è ristretta? «La squadra non è presuntuosa, anzi ci mette sempre cuore e volontà. La rosa è quella – risponde Costantino – e con quella dobbiamo cavarcela. Quando provo a fare dei cambi, qualche volta mi va bene, altre volte, come ieri, no».

Di certo, siamo al bivio della stagione, al momento in cui la società dovrebbe chiarire che tipo di campionato voglia fare e, sulla base di tale indicazione, muoversi o meno sul mercato. Peraltro, ci sarebbero anche rischi in uscita: «Qualcuno che gioca meno è chiaro che vorrebbe cercare altrove – si limita a rispondere l’allenatore -, ma per il resto, chiedete alla società».

Ieri, intanto, scambio di opinioni a fine partita fra squadra e tifosi: i supporter hanno dato atto dell’impegno messo in campo, ma si aspettano di più. Il segnale, però, sembra più rivolto alla società che ai giocatori. Un capo ultras, parlando con Cioffi e Riontino, gesticolava indicando ripetutamente la tribuna: lui, ed i suoi compagni di gradinata, avranno udienza?


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