Si era dimesso, ufficialmente, per motivi di carattere professionale: impossibile conciliare l’attività lavorativa con quella politica. Peraltro, un professionista navigato come l’avvocato Maurizio Musci avrebbe dovuto essere ben consapevole di tale scenario già dal momento in cui s’era candidato al consiglio comunale.
S’era intuito, pertanto, che vi fossero motivazioni altre alla base del gesto e, sempre nell’ordinanza che descrive l’impianto del «Sistema Trani», si legge che «sono importanti le dichiarazioni di Giuseppe Corrado, il quale ha raccolto le confidenze del Musci dopo le sue dimissioni, dimissioni che lo steso indagato ha inteso riferire a gravi atti che gli sarebbero stati “imposti” dal Di Marzio».
Dopo il passo indietro di Musci, ne sarebbero arrivati altri, più o meno a stretto giro di posta: due dipendenti comunali dal Cda dell’Amet (Graziano e Merra), il presidente della stessa azienda (Nugnes), l’assessore alla cultura (Nardò), un componente della Commissione paesaggistica (Carobello): se non tutte, più d’una di quelle dimissioni potrebbero inquadrarsi nello stesso scenario.
Infine, l’uscita di scena dall’Amiu, lo scorso 20 ottobre, di Antonello Ruggiero: nel suo caso, avrebbe inciso ufficialmente la chiusura della discarica di Trani. Tuttavia, con il senno di poi, non sarebbe escludere che l’ex amministratore unico avesse udito, orecchio sul terreno, l’incedere del cosiddetto «rumore di carrozze».
