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«Sistema Trani», un sindaco agli arresti (ed un bis) ventuno anni dopo i fatti del '93

Se si sarà scritta la parola fine all'esperienza di sindaco di Luigi Riserbato, nonché a parte qualificante della politica che amministra Trani, lo sapremo soltanto nelle prossime ore, con le sue e/o altrui, eventuali dimissioni. Di sicuro, lo stop imposto dalla Procura della Repubblica di Trani appare un chiaro segnale, rilevante nella misura in cui era da ventuno anni che un primo cittadino di Trani non subiva la misura degli arresti.

E nel 1993 quella sorte era toccata a Giuseppe Di Marzio, oggi di nuovo sottoposto allo stesso tipo di provvedimento insieme con l’attuale primo cittadino, ed altre quattro persone, nell'ambito di un'inchiesta che ha scoperchiato in maniera ufficiale un «Sistema Trani», così com'è scritto nell'ordinanza firmata dal Gip Francesco Messina, su richiesta del pubblico ministero Michele Ruggiero, che avrebbe gestito appalti, assunzioni e potere con comportamenti e strumenti bollati come illeciti.

La cronaca della convulsa giornata di ieri ci dice che, su disposizione della Procura di Trani, la divisione Digos della Polizia di Stato ha dato esecuzione ad un provvedimento cautelare nei confronti di sei fra pubblici amministratori e dipendenti del Comune di Trani. Altre sette persone, fra ex dirigenti e dipendenti del Comune, nonché persone riconducibili ad una società vincitrice di appalto, risultano indagate. 

Il procuratore, Carlo Maria Capristo, s’è limitato a leggere un comunicato che ha disinnescato le prevedibili domande dei cronisti. Mossa prevedibile, anche in considerazione del fatto che l’inchiesta non è chiusa e sono al vaglio le posizioni degli indagati ed altri eventuali soggetti,

Le ipotesi di reato a base dell'ordinanza cautelare sono quelle di associazione per delinquere, concussione, corruzione elettorale (voto di scambio), turbata libertà dei pubblici incanti ed altro. «Reati ascritti ad un comitato politico-affaristico, denominato "sistema", che "comandava" in città»,  ha illustrato il capo dell’ufficio, in almeno quattro modi: «Imponendo assunzioni lavorative - secondo logiche clientelari di scambio o asservimento alla loro parte politica e dietro minacce di ritorsioni - presso società operanti a servizio del Comune; interferendo illecitamente, turbando e/o comunque pilotando le gare nei pubblici appalti; sollecitando la corresponsione di tangenti in denaro, o altre utilità, in cambio dell'aggiudicazione di gare d'appalto; intimidendo avversari politici ed oppositori interni alla maggioranza mercé ritorsioni (quali licenziamenti) in danno di cittadini/elettori vicini a detti avversari politici/oppositori».

Gli approfondimenti in corso riguardano eventuali misure di interdizione richieste nei confronti di soggetti apicali della dirigenza amministrativa comunale.

Le indagini partono dall’incendio doloso che, il 15 settembre 2013, causava la distruzione del capannone dello show room del consigliere comunale Nicola Damascelli, che figura fra i ristretti in carcere. Da lì a poco emergeva una connessione fra il rogo e la procedura di aggiudicazione dell'appalto milionario (2.200.000 euro) bandito per la vigilanza degli immobili comunali di Trani.

«Un'analisi accurata della procedura adottata disvelava – hanno spiegato gli inquirenti -, sia prassi e metodiche criminose costituenti tipica manifestazione del fenomeno noto come "voto di scambio", sia meccanismi di inquietante turbativa nella gestione degli appalti pubblici (non solo in quello menzionato della vigilanza) e nella condizione della stessa vita politica dell'amministrazione cittadina».


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