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«Sistema Trani»: Riserbato ai domiciliari, ma non risparmiato, «perché avrebbe dovuto subito denunciare»

«Allora non hai capito niente. Qui comandiamo noi, assumiamo che diciamo noi e chi sta con noi. Siccome sappiamo che tuo figlio è amico personale e intimo di Beppe Corrado, e questo non vota i provvedimenti proposti in consiglio comunale da noi, allora non entrerà mai a lavorare».

Questo è uno dei passaggi salienti degli interrogatori che hanno concorso a scatenare la nuova bufera giudiziaria sulla città. E parrebbe denotare quale fosse il «sistema Trani» e come si esercitasse il potere da parte delle persone in questo momento interessate da provvedimenti cautelari.

La frase viene attribuita ad Antonello Ruggiero, nell’ambito di una deposizione di un infermiere in pensione, che gli chiedeva lumi sulla mancata assunzione del figlio presso la Trasmar (concessionaria della raccolta cartoni per l’Amiu), avendone il giovane diritto in quanto si sarebbe dovuto proveniente dall’organico del vecchio gestore, la Rosa blu.

Il sindaco, Luigi Nicola Riserbato, ha una posizione oggettivamente meno grave di chi è ristretto in carcere, ma, in ogni caso la misura ha interessato anche lui e questo perché, secondo quanto si legge nel provvedimento, «doveva essere ben consapevole della gravità dei fatti che gli erano stati segnalati ed avrebbe dovuto intraprendere azioni di assoluta incidenza, sia operando all'interno dell'amministrazione comunale da lui presieduta, sia segnalando, con urgenza, le notizie in suo possesso all'autorità giudiziaria. Invece nulla di questo egli ha fatto».

Ciononostante, «esercitava pressioni sulla Vigilanza notturna tranese – scrivono i magistrati - per assumere persone a lui vicine e, in caso di rifiuto, ritorsioni e dinieghi di autorizzazioni alla proroga del servizio, svolto dalla predetta società, di vigilanza agli immobili».

Stessa ipotesi per l’ex vice sindaco, Giuseppe Di Marzio, a cui carico, inoltre, si scrive che «incaricava il suo uomo di fiducia, nonché consigliere comunale, Maurizio Musci, di richiedere tangenti/utilità per il “sistema” in vista dell'espletamento della gara d'appalto ed interferiva illecitamente sulle attribuzioni di funzionari comunali e dirigenti di ripartizione nella predisposizione e aggiudicazione della gara per l'appalto del servizio triennale di vigilanza».

Il citato Musci, avrebbe «interferito illecitamente nella gestione dell'appalto per la vigilanza al Comune di Trani e - su mandato e d'intesa con il vice sindaco - provvedeva personalmente e direttamente a chiedere tangenti alle società partecipanti alla gara».

Quanto a Nicola Damascelli, «dopo essere stato eletto – si legge nell’ordinanza -, nominava l'assessore ai lavori pubblici (Giacomo Ceci, ndr) e prometteva assunzioni lavorative in cambio di voti in favore proprio e del sindaco Riserbato, esercitava pressioni per imporre assunzioni e/o altre utilità personali a società partecipanti alle gare bandite dal Comune e decideva assunzioni e licenziamenti presso società appaltatrici di pubblici servizi prestati all'Amiu».

Per quello che concerne Antonello Ruggiero, amministratore unico dimissionario di Amiu, definito «consigliere politico e fedelissimo del sindaco Riserbato», i magistrati scrivono che «si occupava di assumere e/o licenziare personale (presso società appaltatrici di servizi pubblici prestati all'Amiu) secondo logiche clientelari di scambio o di asservimento alla loro parte politica». Inoltre, per tornare alle dichiarazioni di apertura dell’articolo, «pianificava con il sindaco Riserbato ritorsioni nei confronti del consigliere comunale Corrado (dissidente ed oppositore interno al Pdl), al fine di indurlo a rientrare in maggioranza ed a votare le proposte del gruppo dirigente».


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