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«Sistema Trani», il Comitato bene comune: «I veri colpevoli siamo noi»

La bufera giudiziaria che ha colpito i vertici della classe politica di Trani, con l’arresto del sindaco e di vari consiglieri e amministratori, sta scatenando il consueto tiro al bersaglio contro il potente decaduto.

Il coro di indignazione e rabbia è oggi  pressoché unanime.

Eppure quando una minoranza di cittadini cercava di sollevare il velo su un modo di fare politica non proprio trasparente, se tanti sono stati coloro che ci hanno messo nome e cognome -  quasi 1000 cittadini che hanno espresso la loro volontà di mandare a casa questa amministrazione -  molti sono stati anche quelli non  disposti a farlo. Spesso dicendo di condividere quell’istanza, ma di non poter firmare perché amici, conoscenti, o parenti di amici o conoscenti di ….

Perché – la deduzione sorge spontanea - un amico “in alto” può sempre fare comodo per un favore, un lavoretto, una nomina, o varie ed eventuali.

Il problema è che chi legittima la politica clientelare è proprio chi ragiona e si comporta in questo modo.

Così nasce il “sistema Trani”, come lo hanno chiamato i magistrati. L’ennesimo scandalo di un Paese in cui non ci si scandalizza più di niente “durante”, ma sempre a posteriori.

Perché è difficile credere che nessuno si accorgesse di quello che accadeva, “mentre” accadeva.

Quando un consigliere di maggioranza durante una trasmissione televisiva, dichiarò che la vittoria alle elezioni del sindaco sarebbe stata frutto di accordi sottobanco, i cittadini e i politici dov’erano?

Quando uno dei consiglieri coinvolti nello scandalo degli arresti subì l’incendio del suo capannone, e durante un consiglio comunale pronunciò parole di fuoco contro i suoi stessi colleghi di maggioranza, rei di essersi serviti di lui per promettere posti di lavoro tramite la sua azienda (episodio da cui pare abbia preso le mosse l’indagine della magistratura), i cittadini e i politici dov’erano?

Quando numerosi episodi di stampo intimidatorio si verificavano in città, i cittadini e i politici dov’erano?

Quando la discarica è stata chiusa per il danno ambientale determinato da una gestione non rispettosa delle normative poste a tutela dell’ambiente e della salute, i cittadini e i politici dov’erano?

Quando le nomine dei consigli di amministrazione delle aziende municipalizzate andavano ad amici e parenti, secondo logiche spartitorie utili a garantirsi il consenso di una maggioranza sempre in lotta per accaparrarsene l’aggiudicazione, i cittadini e i politici dov’erano?

Se è pur vero che il “sistema Trani” sia ancora tutto da verificare dal punto di visto giudiziario, tutti questi fatti restano lì, a gettare ombre grandi quanto palazzi su un’amministrazione i cui componenti, per giunta, non sono estranei a quelle precedenti già colpite da denunce e condanne.

Anzi sembra che la storia si ripeta: vent’anni fa il comune di Trani fu sciolto e commissariato per infiltrazione mafiosa. Una delle persone coinvolte era Di Marzio, rieletto nell’attuale amministrazione in cui fino a poco tempo occupava la poltrona di vice sindaco, oggi anche lui tra gli arrestati.

Vero è che l’indagine sull’ infiltrazione mafiosa si era poi conclusa con le assoluzioni degli imputati, ma tuttavia l’elettore dovrebbe forse usare maggiore cautela nell’esercizio del suo diritto di voto, visto i tempi che corrono, e le frequenti coincidenze.

Quello che vogliamo dire è che nessuno può sentirsi veramente esente dalla responsabilità di quanto accade. Che non basta non fare parte del sistema. Che anche accettarlo per il proprio piccolo tornaconto personale contribuisce ad alimentarlo. Che anche l’inerzia e l’omissione hanno le loro conseguenze.

Che i colpevoli, in realtà, siamo tutti noi!

Anna Rossi

Vincenzo Ferreri

Comitato Bene Comune


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