Timidi spiragli nell’annosa vertenza di Villa Dragoneti, la struttura residenziale per anziani di proprietà della congregazione delle suore Piccole operaie e gestita in convenzione con Regione Puglia ed Asl Bt. Le crescenti difficoltà economiche dell’ente ha determinato un deperimento della sede e la contrazione dei servizi, attivando le procedure di licenziamento per parte del personale.
In difesa dei lavoratori, da tempo, c’è il sindacato Usppi, che adesso fa sapere che «la Regione Puglia, nella seduta di giunta del 30 dicembre scorso – scrive il segretario nazionale, Nicola Brescia - ha autorizzato l’Asl Bt a sottoscrivere con la congregazione l’intesa per l’accordo contrattuale integrativo, per il mantenimento dell’offerta di posti letto in “Residenza socio sanitaria assistita”. Si tratta di una buona notizia - commentano Brescia ed il segretario aziendale, Lucia Paradiso -, perché si pone a salvaguardia dell’assistenza sociosanitaria nella provincia di Barletta-Andria-Trani. L’azione congiunta tra la Regione Puglia e l’amministrazione di Villa Dragonetti elimina la condizione di provvisorietà, riportando serenità tanto negli ospiti della struttura, quanto in chi opera e vi presta il proprio servizio».
Nel dettaglio, la Regione ha autorizzato la Direzione generale dell’Asl Bt ad avviare le procedure per la sottoscrizione di un protocollo d’intesa con la congregazione per un ulteriore modulo da trenta posti letto, presso Villa Dragonetti, entro e non oltre il 31 marzo 2015. Fino a quella data, però, bisognerà svolgere tutti i lavori di adeguamento della struttura, indispensabili per richiedere ed ottenere l’autorizzazione al funzionamento in via definitiva per il suddetto modulo, con oneri di realizzazione totalmente a carico della proprietà. In questo modo, il modulo avrebbe durata triennale.
Intanto oggi, mercoledì 7 gennaio, alle 9, l’Ufficio provinciale del lavoro della Bat ha convocato i sindacati per definire la possibilità di effettuare un contratto di solidarietà, di tipo B, in favore del personale della stessa congregazione, al fine di evitare i licenziamenti collettivi già avviati. Secondo Brescia, «sarebbe un importante inizio per salvare ottanta famiglie dal baratro».
