A Palazzo di Città, in Piazza Umberto I, e presso gli altri uffici comunali presenti in città, da stamane le bandiere sono state esposte a mezz'asta in segno di cordoglio, vicinanza e rispetto per le 12 vittime del sanguinoso assalto alla sede del giornale satirico francese Charlie Hebdo, avvenuto ieri a Parigi.
“Siamo vicini ai cittadini di Parigi ed al popolo francese – commenta il Sindaco di Andria, Nicola Giorgino - in questo momento di dolore. Il fanatismo islamico e l’intolleranza rappresentano un grave pericolo per la libertà e la democrazia in tutta Europa. Chi semina il terrore colpendo le idee e soffocando nel sangue le libertà altrui, non potrà mai avere alcuna forma di giustificazione. Come ha dichiarato il presidente dell’Anci Piero Fassino come Sindaci dobbiamo profondere tutto il nostro impegno a opporci con coraggio a qualsiasi forma di inciviltà fondata sulla forza delle armi e dell’odio, continuando a perseguire testardamente le ragioni della coesistenza e del dialogo tra i popoli”.
Lo scorso anno l'Imam della Moschea di Andria fu condannato a 5 anni e 2 mesi per associazione sovversiva finalizzata al terrorismo internazionale di matrice islamica. Altri quattro imputati furono condannati a pene variabili tra i 3 e i 5 anni di reclusione. Una vera e propria cellula terroristica che progettava atti di violenza in Italia e all'estero, con un programma criminoso politico-militare, caratterizzato da sentimenti di acceso antisemitismo e antioccidentalismo e dall'aspirazione alla preparazione ed esecuzione di azioni terroristiche da attuarsi contro governi, forze militari, istituzioni, organizzazioni internazionali, cittadini civili ed altri obiettivi - ovunque collocati - riconducibili agli Stati ritenuti "infedeli" e nemici.
I membri del gruppo formavano una micro-comunita' isolata e al riparo da qualsiasi "richiamo" o condizionamento esterno, in cui potere praticare la propria versione dell'Islam secondo i dettami imposti da Al Qaeda. Le attivita' investigative, che hanno trovato puntuale conferma nella sentenza emessa dal gup avevano, altresi', evidenziato l'assoluta avversione della "cellula" nei confronti non solo delle religioni diverse dall'Islam, ma anche verso l'Occidente, e, in particolare, gli Usa, Israele e l'Italia. Gli imputati, in occasione del terremoto che colpiva l'Abruzzo, il 7 aprile 2009, oltre a manifestare la gioia per quanto accaduto, avevano criticato aspramente, ritenendolo inopportuno, il proposito della comunita' musulmana residente in Italia di contribuire agli aiuti per i terremotati con i fondi raccolti per il sostegno della comune causa islamica. Il capo della cellula nutriva e manifestava radicati e incondizionati sentimenti antisionisti che, sulla base di detti sentimenti, diffondeva a livello ideologico non solo ai suoi sodali, istigandoli, in particolare, alla violenza contro gli ebrei, ma anche ad altri individui che per motivi culturali, sociali o religiosi si relazionavano con lui.
