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Consiglio Trani, nei Verdi nessuno surrogherà nessuno: dimissioni di lista, ma Laurora è ancora in carica

«La vicenda legata al servizio di refezione scolastica dimostra, una volta in più, che la buona amministrazione per la giunta in carica sia una missione impossibile. Con tanto di rallegramenti e foto ricordo dei responsabili del disastro, sono state bandite le gare con tanto di sceneggiata strumentale legata ad emendamenti approvati in consiglio comunale (che tristezza), poi vanificati da variazioni di bilancio».

Questo scrivevano i Verdi di Trani, il 16 dicembre, a soli quattro giorni dalla vicenda giudiziaria che avrebbe segnato la svolta nella vita politico-amministrativa di Trani. Da allora, il partito ambientalista non è più uscito allo scoperto, né con atti, né con fatti.

A firmare quel documento, come sempre, il binomio formato da Michele di Gregorio, già consigliere comunale, ed oggi segretario provinciale della formazione, e Francesco Laurora, consigliere comunale tuttora in carica.

I Verdi, sia in questa, sia nella passata consiliatura, sia ai tempi delle due amministrazioni Tarantini,  sono stati tra gli oppositori più feroci delle amministrazioni di centrodestra che si sono succedute, mantenendo la linea delle fermezza e coerenza un po’ su tutto, dall’isolato «no» al Contratto di quartiere» alla scelta (anche qui furono gli unici) di non indossare il camice durante l’irripetibile consiglio comunale monotematico tenutosi nell’ospedale di Trani.

Per tutto questo tempo hanno sfornato comunicati stampa ripetizione, tutti al vetriolo, contro un modo di amministrare la città all'insegna del presunto pressapochismo. Il tutto nel segno della continuità: «Da dieci anni Trani è allo sfascio – conferma di Gregorio -, ed i responsabili sono sempre loro».

A maggior ragione, pertanto, sorprende il fatto che Francesco Laurora, unico consigliere comunale della formazione, sia tuttora in carica: le dimissioni, ancora oggi non lo hanno riguardato. Di Gregorio, al cronista che chiede chiarimenti, risponde che «stiamo procedendo a raccogliere le firme di tutta la lista dei Verdi, per presentare contestualmente la nostra mancanza di disponibilità alle surroghe». In altre parole, nel momento in cui si dovesse eventualmente continuare quest’esperienza amministrativa, nessuno surrogherebbe nessuno,  ma è anche vero che, perché questo accada, sarebbe stato (e lo sarebbe ancora oggi) necessario che Franco Laurora si fosse dimesso, circostanza che non è ancora avvenuta.

Per Di Gregorio è solo questione di tempo, ma la scelta di Laurora, forse anche personale, appare in contrasto sia con le visioni di chi finora si è dimesso (più o meno tutti hanno fatto sapere di averlo fatto per non essere accomunati al “sistema Trani”), sia con la durezza delle prese di posizione che egli stesso ha ripetutamente manifestato.

E, così, il caso del partito ecologista risalta in uno scenario nel quale, peraltro, la minoranza sembra avere calcato, in molti casi, il classico palcoscenico della recita a soggetto. Nei Partito democratico si sono dimessi Avantario e De Laurentiis, ma sono ancora in carica Ferrante, Tommaso Laurora e Cognetti. Nell’Udc hanno lasciato Maiullari e Tortosa, ma c'è ancora in gioco Paolillo ed il gruppo consiliare, che accomuna anche l’Ncd, vede tuttora consigliere in carica anche il “provinciale” Beppe Corrado.

Gli altri consiglieri di minoranza, invece hanno lasciato: non c'è più Sel, con il suo Santorsola; non c'è più la Democrazia cristiana, con l’ex candidato sindaco Triminì; non c'è più, soprattutto, Ugo Operamolla, che fu il candidato sindaco sostenuto anche dai Verdi, con la sua ex lista civica Tranimò. Ma non è detto che, dietro di loro, scorrendo le rispettive liste, tutti rinuncino. I Verdi, almeno, ci stanno provando.


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